27 novembre 2015
Te piace 'o presepio ?
Ho appreso da poco della scomparsa di Luca de Filippo.
È' una grande perdita .
Napoli perde uno dei suoi ultimi figli che le hanno dato lustro .
Lo avevo conosciuto un po' di anni fa, a Roma, al teatro Argentina dopo aver visto la commedia "Le voci di dentro ".
Lo avevo raggiunto nel suo camerino ed ero rimasto colpito dal suo italiano perfetto appena ingentilito da un antico accento napoletano oltre che da quella timidezza e compostezza che appartiene ai grandi.
Questa sera sembra ancora più fredda e umida.
Mi sento più solo.
Sono certo che molti, moltissimi non comprenderanno , non sapendo neppure chi fosse o di chi fosse figlio....
Non me ne meraviglio anche se me ne spavento ...
Per me, per noi, per la mia generazione era quello che ci faceva compagnia ogni Vigilia di Natale, quando una televisione pubblica faceva ancora servizio pubblico e proponeva cultura mandando in onda "Natale in casa Cupiello".
Da lì' a "De pretore Vincenzo", a "Questi fantasmi " e così via, il passo era breve e si imparava a conoscere Eduardo e quella napoletanita' intrisa di arte, cultura ed eleganza di cui andare fieri ...
Ecco, con lui scompare uno degli ultimi testimoni ed ambasciatori di una Napoli che ha fatto scuola e destato ammirazione nel mondo intero .
Napoli, la patria della canzone resta ostaggio della sua spazzatura neomelodica, la
madre di generazioni di poeti ed artisti si bea nella inflazione di comici abusivi e volgari, involuta nel linguaggio e orfana, sempre più orfana dei suoi figli migliori.
Ciao Luca, indimenticabile Tommasino,
raggiungi il tuo dolce Lucariello a cui finalmente confiderai di aver sempre amato il presepio.
27 novembre 2015
30 ottobre 2015
Te piace 'o presepio ?
Ho appreso da poco della scomparsa di Luca de Filippo. È una grande perdita.
Napoli perde uno dei suoi ultimi figli che le hanno dato lustro .
Lo avevo conosciuto un po' di anni fa, a Roma,al teatro Argentina dopo aver visto la commedia "Le voci di dentro ".
Lo avevo raggiunto nel suo camerino ed ero rimasto colpito dal suo italiano perfetto appena ingentilito da un antico accento napoletano oltre che da quella timidezza e compostezza che appartiene ai grandi.
Questa sera sembra ancora più fredda e umida.
Mi sento più solo.
Sono certo che molti, moltissimi non comprenderanno, non sapendo neppure chi fosse o di chi fosse figlio.
Non me ne meraviglio anche se me ne spavento.
Per me, per noi, per la mia generazione era quello che ci faceva compagnia ogni Vigilia di Natale, quando una televisione pubblica faceva ancora servizio pubblico e proponeva cultura mandando in onda "Natale in casa Cupiello".
Da lì' a "De pretore Vincenzo", a "Questi fantasmi " e così via, il passo era breve e si imparava a conoscere Eduardo e quella napoletanita' intrisa di arte, cultura ed eleganza di cui andare fieri.
Ecco, con lui scompare uno degli ultimi testimoni ed ambasciatori di una Napoli che ha fatto scuola e destato ammirazione nel mondo intero.
Napoli, la patria della canzone resta ostaggio della sua spazzatura neomelodica, la madre di generazioni di poeti ed artisti si bea nella inflazione di comici abusivi e volgari, involuta nel linguaggio e orfana, sempre più orfana dei suoi figli migliori.
Ciao Luca, indimenticabile Tommasino,raggiungi il tuo dolce Lucariello a cui finalmente confiderai di aver sempre amato il presepio.
30 settembre 2015
Mi presentarono i miei cinquant'anni
Sembra una frase presa da
" Bufalo Bill" di De Gregori.
Non è così.
è ciò che è successo a me.
Ieri mattina mi sveglio,vado al bar e tutti mi
fanno gli auguri...
penso a come facciano a sapere che sono nato il 29
di settembre...
poi mi fanno notare che c’è affisso per tutto il
paese un manifesto commissionato dai miei amati cugini Gennaro e Gerardo con il
quale mi fanno pubblicamente gli auguri.
Ieri sera, poi, una bellissima festa con tantissimi
amici con cui sono stato fino a tarda ora.
C'erano tutti i miei cinquant'anni.
Familiari a parte, c'era
qualcuno che ha fatto parte della mia fanciullezza, qualcun altro che mi è
stato accanto nell'adolescenza, come pure qualcuno che ho incontrato nell'età
della mia giovinezza e c'era chi mi è vicino adesso, nell'età della
consapevolezza. Sono loro che mi hanno
presentato i miei cinquant'anni!
Li guardavo ieri sera, e
vedevo in loro qualcosa che mi apparteneva.
Il volto di ognuno di loro mi ricordava qualcosa di vissuto, di condiviso, di
amato, di esperienze, di gioie e goliardate ma anche di amarezze e tristezze
che spesso ci hanno accomunato.
L'affetto e la gioia che
avvertivo esprimermi, e l'essermi sentito a tratti come un bimbo contento della
sua festa, mi portano ad allontanare grevità o preoccupazioni e mi incitano ad
affrontare con passione e con amore quello che la vita vorrà riservarmi con la
certezza che il meglio deve ancora venire.
Ieri è stato per me come fare
un pieno di amore ed energia positiva con cui correre verso la vita che verrà... e che bello essermi
sentito ancora come un bambino che non vede l'ora di aprire i regali appena
tutti sono andati via!
Grazie a tutti.
23 agosto 2015
There's a place...
![]() |
| La solitudine del numero uno |
Sto seduto al centro della piazza. Della mia piazza.
Al centro per godere dell'ombra secolare del mio tiglio.
A due metri da me un tavolino che ospita i soliti giocatori di tressette
circondati dai soliti sfaccendati che preferiscono osservare e criticare
piuttosto che giocare ed essere criticati.
Li guardo e sono gli stessi di trent'anni fa, solo un po’ più invecchiati e
brontoloni... dall'altoparlante del bar viene fuori la voce di Battisti che
canta "i giardini di marzo"
Sembra di essere ripiombati negli anni '70.
Del resto questo posto, questa piazza con il sagrato e la chiesa attaccati non
è poi cambiato di molto, nella sostanza, dagli anni '70 , da quando cominciavo
a frequentarla, da quando ci giocavo a pallone, alla "cancella" o ad
un altro strano gioco chiamato "campo" che non ho più visto fare a
nessuno dopo di noi.
C’è stessa gente di allora... che parla delle stesse cose di allora senza mai
trovare un accordo...cose semplici, ovvie, su cui ognuno ha un' idea o una
soluzione...
Questo posto non è cambiato nella sostanza perché resta il luogo più normale
per darsi un appuntamento o semplicemente dove dirigersi appena usciti di casa,
certi di incontrarvi qualcuno con cui scambiare quattro chiacchiere ...
È' il più antico e naturale presidio sociale che ci sia e che sta ormai
scomparendo un po' dappertutto....
Qui resiste e ne sono felice....
Non ho mai parlato dei massimi sistemi nella mia piazza e non è' qui che ho
costruito il mio sapere, ma è' qui che vengo quando, a volte, la grevità delle
mie cose o dei miei pensieri sembra sopraffarmi...
Sono qui, seduto al centro della mia piazza, guardo di fronte le stesse
botteghe di allora che hanno per bottegai i figli di quelli di allora...
Sorrido tra me e me, sereno...
Non potrei far a meno di tutto ciò...
Santo in lontananza mentre scrivo, gli stessi litigi sul calciomercato...
Non ne frega niente ma mi piace lo stesso.
"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella
terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei resta ad aspettarti"
Cesare Pavese
21 agosto 2015
La bellezza del somaro
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| Beauté de l'age |
Leggo un libro nella beata solitudine
dell'ombra di un maestoso pino che ha riempito di aghi il terreno sabbioso; tutt'intorno
a me splendide dune di sabbia coperte da cespugli di macchia mediterranea e
piccoli e contorti pini che sembrano esprimere una antica sofferenza; la sabbia
delle dune resa ancor più bianca dalla luce di un sole lucentissimo che
spadroneggia nell'azzurrità del cielo dove qualche cirro timidamente cerca di
far capolino.
Io sono qui, a rimirar tutto questo, tutta questa esplosione di naturale
bellezza.
Non sembra di essere al mare.
Sento lontano la calca dei bagnanti che come tanti idioti si affollano per il
gioco aperitivo o peggio per il risveglio muscolare sempre più immersi in un
odioso letargo cerebrale. È strano...
È strano rendersi conto di come un impedimento, se preso dall'altro punto di
vista, possa farti volgere lo sguardo altrove,rispetto al tradizionale punto
di vista, possa indurti a considerare e notare la bellezza che ci è intorno,di
cui,in fondo, abbiamo bisogno e che,invece,non ha bisogno di noi,del nostro
turbarla e contaminarla...
È un po' la metafora della vita,quando con il passar del tempo ci sembra di
avere ceduto e lasciato ad altri il ruolo di protagonista.
In realtà non è così,perché,in fondo,quel ruolo non ci identifica,non ci
appartiene più,abbiamo bisogno di un'altra dimensione di un altro stimolo,di
un'altra bellezza diversa dalla "bellezza del somaro".
Ecco allora che ha senso anche il mare senza andare al mare ed il guardare con
lo sguardo perso ed a tratti inebetito la silenziosa e delicata armonia di ciò
che mi circonda , mentre, rispettoso, ascolto il concerto del vento tra i rami
quando incontra il lontano riecheggiare del mare.
— presso Bora Bora Beach.
26 luglio 2015
Letto 1/A
Come stai? E penso a me
|
Sono qui, da solo, nella mia
stanza, sul mio letto a guardare il soffitto in questa afosa domenica di
luglio.
Non è venuto nessuno da nessuno.
C' è solo un'infermiera poco indaffarata.
Siamo solo in otto in tutto il reparto.
Mi alzo per gironzolare.
Il bar è chiuso, il distributore mi ha rubato 60
centesimi, mi aggiro per l'ospedale deserto e silenzioso, non c'è nessuno.
L'atmosfera è irreale, come se tutti anche le
malattie avessero voglia e bisogno di riposarsi in questa domenica di fine
luglio...Non sento lamenti provenire dai reparti aperti ove non entra nessuno
se non una rassegnata vivandiera.
Me ne torno nella mia stanza.
Mi metto a letto.
Fisso ancora il soffitto, non mi annoio.
Riesco a farmi compagnia.
Me ne sorprendo e me ne compiaccio.
anzi la mia compagnia mi piace addirittura, è un
interlocutore poco esigente, non si impiccia e soprattutto non mi chiede di
parlare se non ne ho voglia anzi resta lì ad ascoltare i miei silenzi, mi
spiega cose che nella frenesia quotidiana mi sfuggono.
C' è calma intorno e dentro di me.
24 luglio 2015
Live and let die
![]() |
| Con tutto l'amore che posso |
Nei giorni scorsi, nel pieno
dell'estate, mentre i più, alla mercé di un solleone implacabile si dedicavano
a stagionali bracciate, il mio braccio sinistro ( sono mancino) veniva colpito
ed infettato da un batterio , lo stafilococco aureo che mi impediva anche il
più timido degli abbracci.
Gonfio a dismisura, dolente ed incandescente veniva snobbato e minimizzato dai
vari pronto soccorso in cui mi sono recato.
Solo la mia caparbietà ed il mio brutto carattere
hanno impedito conseguenze drammatiche.
Non ho intenzione di tediare nessuno con racconti
più o meno interessanti di mala sanità , non sarebbe originale.
Quello che mi preme raccontare e denunciare è che
alla radice di tutto ciò c'è la progressiva disumanizzazione della nostra
razza, intesa Einsteinamente come razza umana.
La pietas romana e virgiliana, la misericordia
cristiana o più semplicemente il laico amore e rispetto per i propri simili, ha
lasciato il passo ad un individualismo inteso nel senso deteriore del termine
al punto da sfociare nell' indifferenza che è peggiore dell'odio poiché l'odio
implica pur sempre un interessamento, anche se negativo, verso gli altri.
Invece l'indifferenza verso quei poveracci che
muoiono in mare di quelli che si sentono i padroni della terra ove per caso
sono nati, l'indifferenza verso quelli che pagano le tasse di quelli che si
sentono i padroni delle tasse e del fisco, l'indifferenza verso chi soffre da
parte di quelli che si sentono i padroni della salute, degli ospedali e dei
letti di ospedale, l'indifferenza di chi, mentre sta cenando, ascolta
distrattamente dal telegiornale di efferatezze cui non vi si dovrebbe mai
abituare, testimonia una sempre maggiore distanza dell'uomo dai propri simili,
di un benessere ormai cercato solo all'interno delle proprie case e solo per i
propri congiunti poco importando se fuori dal proprio uscio ci sia guerra o
fame.
Vivi e lascia morire!!!
"Qualcuno era comunista perché
pensava di essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri" (Giorgio Gaber)
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