1 ottobre 2012

È passata un'altra giornata


Quando eravamo bambini questo era il nostro primo giorno di scuola, con il grembiule nero ed il fiocco colorato a seconda della classe che si frequentava.

Il primo di ottobre... pioveva sempre quando cominciava la scuola.
Avevo i colori di legno, due penne, la gomma, la matita ed una cartella nuova, un album da disegno il sussidiario ed il libro di lettura.
Nessuno ci accompagnava a scuola, neanche quando pioveva, ci andavamo da soli e a piedi...
Quel mondo sembra ormai un film in bianco e nero nei meandri della mia memoria, con il maestro unico (unico per davvero per 5 anni), senza i genitori che si intromettevano nella formazione delle classi, con compagni di classe di variegata estrazione, cosa che contribuiva ad accrescere la cultura e l'accettazione della diversita' a dispetto della ossessiva ricerca del proprio simile, del proprio pari che domina la nostra scuola e civilta'.
Si veniva bocciati, a quell'epoca, se in terza non sapevi leggere, se in quarta non conoscevi l'analisi grammaticale o in quinta se non sapevi l'analisi logica o non sapevi calcolare la circonferenza del cerchio.
Gran parte del mio sapere deriva dall'assimilazione di quei concetti elementari, sapevo chi fosse Muzio Scevola, Cincinnato, mi affascinavo davanti all'illustrazione dell'apologo di Menenio Agrippa.
E poi, le canzoni imparate e cantate a squarciagola nel cortile, la festa degli alberi, giorno in cui si piantava un albero nel giardino della scuola e senza saperlo costruivamo la nostra coscienza ambientalista.
Sono passati una quarantina d'anni... a volte ci ripenso, a volte ne ho nostalgia... ho nostalgia non dei quaranta'anni in meno, ma del modo semplice in cui si viveva, dei pomeriggi passati a giocare a pallone fino allo svenimento o fino a quando non ci venivano a cercare, dell'odore di mosto che c'era per le strade ,del fumo che si levava dalle campagne all'imbrunire... ho nostalgia di un mondo che non c'e' piu'.

30 settembre 2012

Le 10 tesi del Comitato

Cari amici vi anticipo che tra qualche giorno sarà affisso un manifesto che chiarirà in modo schematico e semplice alcune delle motivazioni che ci fanno propendere per il no a questo pasticciato progetto di fusione. 
Con questo manifesto verrà ufficializzata la costituzione del nostro comitato con l'invito ad iscriversi. 
L' iscrizione (ovviamente gratuita) di molte persone avrà' il compito di programmare tutta l'attività di informazione dei cittadini ora, e di organizzare la campagna referendaria quando sara' il momento. 
Chiedo a tutti voi che avete univocamente espresso la vostra opinione di contrarietà a questa fusione di continuare questo dialogo virtuale ma alla stesso tempo di incontrarci de "visu" per le ragioni che ho appena esposto. 
Mobilitiamoci e svegliamo le coscienza!!! Quelli che sono per il si in modo strumentale e subdolo hanno tutto l'interesse ad addormentare la discussione.
NON CONSENTIAMOLO!!!

Capponi di Montoro ?

Se non ci facciamo sentire noi, la discussione sulla fusione latita.
Da nessuna parte (ovviamente da quella per il si) viene data notizia alla popolazione di che cosa si stia muovendo nelle "alte sfere", se il referendum si farà , quando si farà , (soprattutto perché si farà ).
Siamo stati in silenzio per una settimana proprio per dimostrare che i nostri Comuni sono ripiombati nel solito stato di indolenza, di pigrizia intellettuale, di torpore sempre più assimilabile ad un letargo.
Ecco è proprio cosi' che i poteri forti, che i poteri belli, che i poteri potenti, alimentati solo dalla loro inutile prosopopea, ci vogliono.
Come dei grossi e grassi "caponi" natalizi cui far credere, con la complicità della letargia, tutto quello che vogliono per ottenere cosi' ciò che sperano.
Noi non lo consentiremo!
Il nostro movimento di pensiero è e resterà un baluardo a salvaguardia della democrazia attraverso il coinvolgimento nella discussione di un numero sempre crescente di amici, che parleranno ai loro amici e questi altri ai loro.

29 settembre 2012

Sto scrivendo da via Risorgimento...

seduto sull'uscio del negozio di salumeria del mio amico Nicola ed ascolto inebetito ed impotente l'inutile ed idiota frastuono di queste altrettanto inutili pseudo automobili che di Ferrari portano solo il nome,essendo perlopiù ' catorci immondi che vorrebbero essere uno status simbol, ma che novecento sono, nelle maggior parte dei casi la voglia irrealizzata di sentirsi cio' che di fatto non si e'. La cosa piu' grave, oltre alla messa a soqquadro dell'intero paese di Piano, e' stata la processione degli alunni della scuola media e dei loro insegnanti (?) per vedere l' esibizione e della velocità', dello spreco, della voglia di ricchezza e di esaltazione,della voglia di sentirsi diversi dagli altri non per cio' che si puo' imparare ma per cio' che si puo' possedere! Ci avviamo a creare un' altra generazione di Franco Fiorito come se la nostra non fosse bastata!

27 settembre 2012

Una festa per la gente


Anche quest’anno ho girato le feste di paese in lungo e in largo, e mi sono stancata. Non ne posso più di vuote baldorie e di un generale effetto accozzaglia dietro cui, come sempre, dominano mancanza di tradizione e di buon gusto. Non ne posso più dell’ipocrisia dei gusti comuni, dell’avidità onnivora del brutto, di persone troppo ordinarie e, tuttavia, imprevedibili come scarafaggi.
Resto al mio paese, dove ricevo una bella sorpresa di fine estate. Festa patronale di S. Nicola da Tolentino: c’è aria di cambiamento, e sento che mi piacerà. Me ne accorgo da un manifesto che, giorni prima, leggo per caso affisso ai muri.
Quest’anno, a Montoro Inferiore, la festa è stata per il paese, senza fasti, senza farse. E’ cambiato il Comitato, costituito da soli undici membri, di cui cinque con meno di trent’anni, diretto dal Presidente delegato Mimmo Torello. Chi lo conosce lo stima per la sua schiettezza e, mai come in questa occasione, per il coraggio delle proprie scelte. E la scelta, stavolta, come ha lui stesso ribadito, è stata non di portare gente alla festa, ma la festa tra la gente. Piccolo spostamento di parole, grande innovazione per il luogo. Il motivo è chiaro a tutti. Un tempo, la tradizione religiosa era fondata su riti e credenze nutrite da sentimenti condivisi. Oggi, nei paesi come nelle città, la gente rumina la fibra di un rito che non significa più niente perché nessuno ne ricorda più l’origine e il significato. Alla tradizione fondata sulla ripetizione si è sostituita la coazione a ripetere. Risultato: le feste comandate sono diventate un tema osceno che non riesce a dirci più niente sull’essenza delle cose. Le processioni e soprattutto le chiese, mai come in questi giorni, si riempiono di una varietà di ipocrisie disarmanti. Tutti scambiano un segno di pace solo con quelli con cui non hanno mai litigato. La sera serve per sfoggiare nuovi tagli e griffes false, finti mariti e nuovi amanti, piedi scalzi senza penitenza. I devoti non-credenti si trascinano nella polvere della vita, tentando un decollo verso il Paradiso che non sempre arriva. Sono i bugiardi, i superficiali, i maleducati, gli ipocriti; quelli senza curiosità, consapevolezza né memoria, incapaci di dolore come di allegria. Quelli buoni solo per le derive del disfattismo e dell’ ignavia.
In tempi di crisi e di insicurezza collettiva, serve a poco stordirsi nelle crapule dei commerci, nel circo di masse che affluiscono nei nostri paesi senza sapere niente, in fondo, del posto in cui vengono, del Santo che si celebra. Perché alla gente piace il chiasso, il cantante famoso, facce nuove da criticare. Serve trovare per le vie del corso una succursale del mercato settimanale dove, a stretto giro, trovi lo stand delle pentole e degli articoli per la casa, quello delle scarpe e della ferramenta, e poi ancora il banchetto con i gadgets di Padre Pio con carillon incorporato, persino quelli catarifrangenti per chi, persosi nel buio della Vita, volesse ritrovare la retta via. 
Ed invece, proprio in tempi di crisi, occorrerebbe riappropriarsi dei luoghi e delle piazze, riflettere sul senso della festa; recuperare la tradizione religiosa che è e deve restare il centro dei festeggiamenti, non il pretesto marginale, come pure accade da troppo tempo. Incontrare i cittadini di una comunità, valorizzare i talenti locali in uno spirito di semplicità umile e condivisa, ritrovare insomma il senso di un’allegria fatta, come il pane, di pochi ingredienti. Questa è stata la scelta di Mimmo Torello e del Comitato Festa, attuata in un programma variegato che ha animato i 4 giorni di celebrazioni. A Montoro, quest’anno, si poteva finalmente passeggiare con calma, salutare gli amici senza essere distratti dal prossimo orrore di turno. Poetiche le luminarie nella loro semplicità. La piazza sembrava da lontano un dipinto fiammingo, coi suoi colori caldi ed una quantità di gente riunita a divertirsi, nel fervore di una ritrovata lingua comune. I giochi a squadre, l’effervescente entusiasmo di bimbi, anziani e famiglie stupiti dinanzi ai mimi, ai funamboli, agli artisti di strada che popolavano via Roma. E poi lo spettacolo dei burattini nella Villa Comunale, i giochi gonfiabili che hanno creato nel cuore della piazza un luogo incantato mai visto prima da queste parti. Ed ancora la serata dedicata ai giovani, presentata da Rosalba Teodosio, iniziata con l’esibizione della “Sanità Ensamble”, la giovane orchestra organizzata e finanziata dall’Associazione Onlus “L’altra Napoli” che, diretta da Maurizio Baratta, raccoglie i ragazzi del quartiere Sanità di Napoli, per restituire loro una possibilità di riscatto attraverso l’impegno artistico. Di seguito, lo spettacolo dei talenti montoresi. Io non conoscevo questi ragazzi, che pure vivono in paese. Forse li avrò visti una volta sola, quand’erano piccoli. Ed eccoli ora sul palco. Sono giovani che, in una congiuntura generale che sembra favorire più l’accidia della resa che il coraggio della svolta, studiano danza, musica, canto, dedicando gli anni migliori ad un progetto futuro fatto di qualità e sacrificio. Ed infine l’ultima serata in cui, invece del cantante famoso, o di quello che campa da 40 anni con l’unica canzonetta che gli sia mai riuscita nella vita, il palco ha visto l’esibizione della tradizione canora campana, interpretata dal Nausicaa Acustic Quintet, dal Coro polifonico dei “Laeti Cantores”, dalla macchietta napoletana di Mario Spolidoro e Gabriele D’Antonio, dai canti e dalle danze della cultura popolare, messe in scena dai Castellani di Giovi.
La festa è piaciuta, a chi più e a chi meno, come al solito. Che la comunità locale sia pronta a questo genere di feste è da vedere nel tempo. Novità? Non direi. Qui si tratta invece proprio di riabituarsi al passato, a quello che le feste erano quando nei Santi si credeva davvero. Il fatto è che la gente ama la chiacchiera senza racconto, la preghiera a cantilena, lo spettacolo kitsch. Non è abituata, purtroppo, ai tacchi bassi e agli abiti semplici (parlo per via di metafora). Anche chi veste ogni giorno abiti fin troppo semplici (continuo a parlare per via di metafora), quando arriva il giorno della festa vuole l’abito di raso e la scarpa coi “berlocchi”, anche se l’abito gli cade male, e sui tacchi non ci sa camminare. Sarebbe forse più onesto capire che i tempi sono cambiati, che una festa di paese in ogni caso non risolve i problemi di una comunità, che non serve né a sembrare migliori né a credere che il proprio sia un luogo felice. Molto c’è da fare. Occorre allenare uno spirito nuovo. Basta, per esempio, con la critica cattiva di chi nella vita sporca i successi degli altri per lenire le ferite dei propri fallimenti. Ma questo, in genere, è il problema di un Sud che non sa vivere senza lamentele, senza appigli per la recriminazione, senza l’elogio dell’impotenza. 
Occorre invece accogliere con disponibilità i cambiamenti, e soprattutto il coraggio di chi, come Mimmo Torello, ha saputo esporsi, proporre una svolta, rimboccandosi le maniche, persino scendendo sul campo, sistemando le sedie in piazza, aiutando gli allestitori con l’umiltà e l’entusiasmo di chi ama sinceramente la sua terra.
Poi, dopo gli spari di mezzanotte, tutte le feste finiscono. Ecco un solco appena scavato, la fatica felice, la gioia del risultato, un buon seme in una terra nuova. Non resta che aspettare i frutti, che servono a tutti noi per una stagione nuova.
                                                                                                            di Eliana Petrizzi

11 maggio 2012

Casa Montoro - 4^ puntata


Riassunto delle puntate precedenti:

Troppo lungo e complicato.
Andatevi a leggere le puntate precedenti, anche perché’ se state su internet in fondo non avete molto da fare…
Sventata la minaccia di un referendum a giugno 2012 ( se si fosse fatta la delibera entro il 20 aprile) con più tranquillità gli abitanti dei due appartamenti mostravano i muscoli alla gente delle loro contrade dicendosi pronti a deliberare sulla fusione dei due appartamenti.
E’ come sempre il fido Biondo Sale, raccordo fra i due appartamenti a fissare scenograficamente la data dei consigli condominiali in contemporanea, a reti unificate (come i messaggi di Natale del presidente della Repubblica) ed in diretta internet per evitare che ci sia troppa calca nelle aule condominali di solito sempre molto affollate di sedie vuote.


.............
La data fatidica è il 9 maggio.

Consiglio condominiale!
Stranamente alle ore 18,30 ( ora esatta di convocazione) sono tutti presenti (cosa molto strana perché di solito si comincia un’ora dopo) perché’ nessuno vuole arrivare tardi all’appuntamento con la storia, o meglio con la geografia, visto che si tratta di cambiare cartine topografiche e nomi agli appartamenti.

Inizia il consiglio.

Biondo Sale, presidente dei consiglieri/abitanti dell’appartamento del piano di sotto, in collegamento radio con il presidente del piano di sopra per far sì che i due consigli comincino all’unisono per non agevolare nessuno (siamo a fine campionato) sincronizza il cronometro con il piano di sopra e con la storia (anzi con la geografia come ho detto prima) e da il via alla discussione.

Ecco, Biondo Sale, come il Don Abbondio manzoniano, comincia a parlare e come d’incanto la sua voce suadente, senza il benché’ minimo difetto di pronuncia ( la sua erre moscia neanche si nota tant’ e’ solenne l’atmosfera) trasporta i due appartamenti dalle sponde malsane ed inquinate della Solofrana a quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti…

Si respira un’aria manzoniana in quel fatidico consiglio condominiale.
Casa Montoro diventa “ I promessi sposi”.
Addirittura Michele il fu Mattia Pascal sentendosi una novella Lucia (ruolo gia’ assegnato, suo malgrado, a De Gennaro, che però è recalcitrante, non capendo perché’ Renzo dovesse farlo Carraìo), propone di includere nella delibera a farsi un ode a Casa Montoro che sembra il triste “Addio ai monti “ appunto di Lucia Mondella.

Don Abbondio introduce e accoratamente invita tutti a fare da testimoni ai due sposi avvertendo che chi non avesse intenzione di farlo, sarebbe un inutile intralcio alla pagina di storia ( e dagli! Di geografia!!!) che si va scrivendo.

Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

“Questo matrimonio non s’ha da fare, ne’ ora ne’ mai”

Chi osa contravvenire alle raccomandazioni di Don Abbiondo Sale?

E’ Mimmo Mucchello che incarnando in se’ le figure del Griso del Nibbio, e di don Rodrigo tuona che questo matrimonio non si debba celebrare sia perché’ i due sposi neanche si conoscono ( e non significa nulla che sono vicini di casa, che i genitori si frequentano e che anni prima alcuni loro antenati erano UNITI in matrimonio) sia perché’ sono passati troppi anni da quando Renzo e Lucia si sono promessi.

- Si, ma questo che vuol dire? – sembra chiedersi unanimemente il consiglio!
- Vuol dire che ormai Lucia si è fatta vecchia, è pure quasi in menopausa ed il povero Renzo, non è poi così entusiasta di sposarsela, visto che dovunque si giri vede di meglio! 

Comincia a serpeggiare per il consiglio un dubbio:

Ma gli sposi si vogliono per davvero o no?

Allora Mucchello suggerisce di fare un referendum, ma non come quello già proposto, UNO VERO, uno di quelli che se la maggioranza non vota, non vale, uno di quelli da far partecipare tutti, ma proprio tutti gli abitanti di casa Montoro, e se la maggioranza è d’accordo il povero Renzo-Carraìo si sposerà Lucia-De Gennaro.

- Ma che vai dicendo! Ma quale vecchia! –

E’ l’apparatore Francesco Torino che di laurea ha quella di avvocato, ma non è Azzeccagarbugli, perché’ lui di solito ci azzecca sempre e sempre bene.

- I due si devono sposare, non si può fare altrimenti!-
E, come e’ solito fare, riporta la discussione dove è giusto che stia, nel mezzo, contribuendo a parare per tutti, i forti scossoni provocati da Mucchello.

Prendono la parola un po’ tutti : De Casaiuolis dei principi di Provolonia, Delle Repubbliche (Luigi e Maurizio), Fusto, Grimaldello, per non dimenticare Olivelli e gli altri della minoranza.

Conclude un sempre più confuso Renzo-Carraìo che da ragione a Mucchello ( Lucia proprio non gli piace), ma alla fine e sempre consigliato dal fido Biondo si dice pronto a fare il grande passo qualunque sia la maggioranza degli abitanti di casa Montoro a prendere parte al referendum.

Si rinnova la promessa.

Tutti votano a favore del matrimonio ad eccezione di Mucchello-Don Rodrigo ( che peste lo colga) e corrono incontro alla gloria.

Ma sarà vera gloria? 

Ai posteri l’ardua sentenza.

Fine della quarta puntata.

10 maggio 2012

La fusione e... il mio intervento


CONSIGLIO COMUNALE DI MONTORO INFERIORE DEL 09/05/2012
ORDINE DEL GIORNO:

ADOZIONE DELIBERA FUSIONE
INTERVENTO DEL CONSIGLIERE DOMENICO TORELLO
Nella delibera che ci viene sottoposta si fa riferimento all'articolo dello Statuto Comunale in cui si dice che il nostro comune persegue l’Unione di Comuni e promuove tutte le iniziative per realizzare la fusione con il Comune di Montoro Superiore.
Ebbene quanto statuito all'articolo 4 dello Statuto Comunale è sicuramente meritevole di attenzione e di impegno fattivo per la realizzazione di tale obiettivo.
Meglio si sarebbe fatto, nel momento di scrivere tale norma statutaria, a fissare anche la modalità  e la tempistica relative alla realizzazione di un si’ importante obiettivo.
Ovviamente e’ una provocazione, ma e’ necessaria alla luce del modo in cui si vuole pervenire alla fusione per non parlare dei tempi previsti per la sua realizzazione.
Quello che voglio dire è che si sta procedendo questa sera, a deliberare un volontà  ,che, ripeto, resta encomiabile, per intenzioni ma pericolosa ed addirittura deleteria nei fatti per i due comuni che rischiano tra un anno di ritrovarsi fusi, oltre che tra di loro, fusi anche dal punto di vista motoristico.
Questo atto che si sta deliberando stasera è il giusto coronamento di un procedimento ( e qui torno alla modalità di prima) farraginoso, macchinoso, incomprensibile, pasticciato e frettoloso che è stato l’intero iter verso la fusione.
Infatti ,improvvisamente, non capisco perché, si è partiti all'arrembaggio verso questa fusione a tutti i costi e quanto prima possibile dopo anni in cui la pratica burocratica e la volontà  di fusione dormicchiavano nell'indifferenza generale.
Durante questi anni in cui si parlava e si deliberava di fusione con Montoro Superiore, infatti, i due comuni, in barba a quanto dicevano e deliberavano congiuntamente, provvedevano a fare scelte importanti che prescindevano dall'idea di unire i due comuni, come il Puc, le zone industriali, i contratti di opera e di fornitura,dimostrando così che il progetto di Montoro Unita fosse soltanto un’idea lanciata li’ ma che non dovesse avere nessun riscontro concreto.
Poi improvvisamente e senza alcun atto propedeutico, si passa a chiedere in tempi strettissimi la fusione con un Comune che di fatto non conosciamo, con cui non abbiamo mai avuto esperienze di amministrazioni comuni e con cui non abbiamo mai sviluppato alcuna sinergia atta a dimostrare il beneficio economico, culturale e sociale per l’intero comprensorio.
L’unica cosa che ci accomuna è la reciproca diffidenza circa i vantaggi derivanti dalla fusione ai singoli comuni, poiché  entrambi sono convinti che ottenere la fusione sia un vantaggio per l’altro comune ed una debacle per il proprio.
Questo atteggiamento è comprensibile poiché come ho appena detto manca qualunque esperienza atta a dimostrare la convenienza reciproca in termini di crescita e di risparmio economico.
A questo punto mi sorgono spontanee due domande:
1- perché  questa fusione non si e’ fatta in tempi più virtuosi, ovvero quando i nostri comuni avevano risorse ed entusiasmi da impegnare, quando c’era da disegnare l’assetto urbanistico del nostro territorio?
2- perché  questa fusione non si e’ fatta quando le condizioni degli enti sovracomunali non erano come ora al collasso, per cui si poteva sperare in maggiori interventi da parte loro, o nei tanto discussi finanziamenti europei che ora sono ridotti al lumicino, per cui una Montoro Unita non potrà’ sperare, a dispetto di tutti i proclami, in alcun aiuto economico?
In sostanza, perché  si vuole cosi’ tanto e così in fretta questa fusione che non è assolutamente sentita dalla maggior parte della popolazione la quale avverte istanze molto più  importanti di questa che sembra sempre più  un’operazione autoreferenziale e di matrice elettoralistica.?
Non sarebbe meglio e più  responsabile avviare un processo vero di unione di servizi come per esempio un sistema di raccolta di rifiuti gestita insieme con un'unica gara di appalto, uno studio associato del territorio da inserire nei Puc dei due comuni laddove non fosse possibile dare un incarico unico? 
Certo, mi si dirà, poiché questo anno che ci separa dal referendum servirà proprio a questo.
Ma un anno di tempo sara’ sufficiente per unire qualche servizio?
E se sarà sufficiente, non sarebbe opportuno saggiarne la bontà e soprattutto la capacità degli amministratori di operare in concerto tra di loro?
Certo che sarebbe opportuno, ma purtroppo, a causa di questa forsennata e parossistica corsa al referendum che si celebrerà la prossima primavera non si farà in tempo per cui che sarà sarà.
A sorpresa.
Sento dire da più  parti che queste sono chiacchiere ¨lasciamo decidere ai cittadini!” diamogli il referendum! 
Certo, ma i cittadini conteranno qualcosa in questo referendum?
O conteranno i più’ politicizzati, i più’ marpioni di un fronte o dell’altro, non importa, ma saranno loro a determinare il risultato , poiché’ anche 20 persone al voto su 8.000 nel nostro comune decideranno il futuro di tutti!!!
E questo grazie ad una scellerata legge regionale, che in barba alle leggi nazionali ha annullato il quorum.
E’ un atto di una gravita’ inammissibile! 
E’ un attacco alle fondamenta della democrazia!
Non e’ possibile, e’ da dittatura dei colonnelli greci immaginare che una qualunque minoranza possa decidere le sorti di tutti!
Cosa pensereste se la provincia, o la giunta municipale o un qualsiasi altro organo decidesse che il nostro consiglio potesse approvare un Puc con il solo voto favorevole di due consiglieri su un totale di tre presenti?
Il numero legale per deliberare a che cosa servirebbe allora?
Per il referendum è la stessa cosa.
I cittadini, prima di andare a votare hanno il diritto di giudicare e verificare la bontà  della proposta che gli viene sottoposta e decidere se aderirvi in un modo o nell'altro.
Ma se decidono di non aderirvi perché’, ad esempio,’ ritengono inutile o insensato il quesito referendario, devono, con il loro comportamento, essere rappresentati lo stesso, devono poter contare perché’ sanno che se la maggioranza la pensa come loro quel referendum sarà bocciato.
Non devono sentirsi i cittadini obbligati a votare a prescindere, solo per evitare che una minoranza possa decidere per tutti.
Questa cosa che ha fatto la regione e’ una pagina buia della nostra storia democratica e giustifica il concetto di autoreferenzialità di cui parlavo prima e, cosa ancora più’ grave è passata nel silenzio più’ assordante e senza la benché’ minima reazione delle istituzioni.
Io preannuncio un ricorso per eccesso di potere contro questo atto della regione campania e mi faro ‘ promotore tramite il mio partito di un interrogazione parlamentare per sapere se tale abolizione del quorum e’ un atto legittimo o meno.
Mi piacerebbe che l’intero consiglio insieme a quello di Montoro Superiore, si facesse promotore di tutto ciò’ per garantire il pieno rispetto delle regole democratiche.
Colleghi consiglieri,
E’ per tutta questa serie di ragioni, di perplessità di controsensi, di scarsa chiarezza che io dico NO a questa delibera che non può è che portare il caos e lo scompiglio nei nostri già provati municipi e che approva, se la approverà, una fusione che è solo sulle carte, ma che non appartiene alla coscienza del popolo e che non soddisfa le istanza del territorio nel suo complesso. Grazie.
P.S. LA VOTAZIONE SI E’ CONCLUSA CON 15 VOTI A FAVORE ED 1 CONTRARIO