27 maggio 2018

‘E nasille

Me so’ sesuto ‘e notte stammatina 
pe me i’ a fa’ na passiata a pere 
e pe’ me senti’ ncuollo 
‘o viento frisco
d’ ‘a primma matina...
Me so’ pigliato
nu poco ‘e latte,
pe nun me fa veni’ 
na debbulezza ‘e stommaco
e song’ asciuto.
Guardavo e cammenavo.
Vedevo ‘e ccerase ammature
ca ascevano ‘a rint’ ê ffronne
ancora chiene d’acquazzo.




Me parevano tanta
nasille ‘e pagliacce
ca spontavano ‘a fore
a chelli cchiome
verde smagliante.
All’intrasatta
me so’ sentuto ‘e chiamma’: 
Giuvino’,Giuvino’ venite a ccà,
tirateme ‘o nasille...
adduciteve ‘a vocca!
E ie:
Aggiate pacienza...
ma ‘o core nun m’ ‘o dice
‘e v’ ‘o tira’... me paresse
‘e ve fa’ ‘na mal’azione!!



E ancora ‘ isso:
Ma vi sbagliate!
‘A mal’aziona m’ ‘a facisseve
si vuje nun ve fermasseve a me guarda’
e nun me terasseve chillo
ca vuje chiamate
‘o nasille!
Penzate che c’aggie miso
quasi ‘n anno pe m’ ‘o fa asci’!!!





Nun me so’ miso paura:
d’ ‘o viento ‘e jannaro,
d’ ‘o ggelo e fravaro,
d’ ‘e truone ‘e marzo.
Nun m’hanno fatto niente
manco ‘e ggránnele
contratiempo d’abbrile.
Me so vestuta a festa!!
M’ avisseva vuluta vedé!
Chiena chiena ‘e sciure ianche,
ca manca chella percoca la’ abbascio
ca ‘e tteneva rosa
era cchiu’bella‘e me!
Perciò, giuvino’,
non facite ‘o restivo,
tirateme ‘e nasille e diciteme
comme so’ venute!


24 maggio 2018

Pensieri

Corre la mente,
sposta i pensieri,
li annienta e li ricrea
li sparge per l’anima,
li butta via.

È veloce e feconda
eccone di nuovi,
di diversi,
parlano di idee,
di progetti.

Andranno via anch'essi,
prima o poi
anch'essi morranno…
disillusi.

17 maggio 2018

Ieri


Passeggiavo nell'aria fresca e umida di questo maggio inadeguato; passeggiavo per i luoghi che appartenevano a ciò che ero tanto tempo fa; per una stradina con i ciuffi d’erba al centro che ancora costeggia il torrente e con lo stesso cespuglio di canne con cui facevamo le lance per le nostre battaglie.
Camminavo e mi sentivo sereno... rivedevo quelle estati interminabili ...mi sono accorto di star sorridendo ...me ne sono compiaciuto.
Era ieri.
L’anima è di nuovo preda del vento lungi dalla quiete.

19 aprile 2018

La sera


Mi guardo intorno, mi giro, mi siedo, mi rialzo e mi risiedo.
Guardo tutta questa umanità che mi circonda, che mi guarda e non mi riconosce, che non si accorge di me ne’ di tutti... nella frenesia della corsa per trovare il proprio viaggio, per non perdere il treno... e che si ferma e prende fiato solo quando ha individuato il suo, quello che lo porterà dove vuole andare, dove ha deciso di andare, dove è destinato ad andare... e che si placa dal suo vagare, dal parossismo del cercare, del chiedere e dell’indagare su quale sia il binario del suo viaggio e dal perché nessuno glielo indichi... solo quando lo ha trovato.
Quello delle 14 e 15 non è indicato e devo mettermi alla sua ricerca da solo... non posso star fermo ad aspettare come Vladimiro ed Estragone che venga da me... lo aspetterei invano e lo perderei.
Mi vien voglia di farlo, “per vedere di nascosto l’effetto che fa” ...per guardare il caos e la razionalità finta della vita da un altro punto di osservazione... per vedere dove potrebbe condurmi quello successivo.
Vedo anche tante facce che non hanno fretta, che ormai lo hanno perso il treno ...anche quello dopo... e stanno lì in un’accidia esistenziale a guardare il viaggio altrui immaginando che sia il proprio... senza più la speranza negli occhi e con l’obolo a terra.
Verrà per tutti, poi, la sera, a ristorare le fatiche e i dolori, a stemperar le gioie.
Verrà la sera a riveder, con calma ritrovata, i volti frettolosamente incrociati e quelli conosciuti e mai dimenticati ...e penseremo a loro.
Verrà la sera a placar le ansie e spegnere i pensieri.
E poi, placida, la notte.

25 marzo 2018

Far finta di essere sani


È arrivata la primavera.
Un’altra.
Anche se dal clima rigido sembrerebbe di essere ancora in inverno.
Meglio così... siamo già abituati.
Ci si abitua a tutto.
Ci si abitua a non fumare dopo aver fumato per una vita, anche se guardi con un po’ di invidia chi ancora lo fa ricordandoti com’era bello farlo, com’era rilassante... quando non ti preoccupavi dei danni che provoca il fumo.
Ci si abitua a non mangiare di sera o a mangiare di meno ché altrimenti non digerisci e dormi male.
E allora dopo non aver fumato, cerchi di mangiare di meno così dormi meglio... poi ti svegli, comincia un altro giorno, poi un altro ... e un altro ancora.
Continui la tua vita, la solita, scandita dagli stessi ritmi, dagli stessi impegni... abituandoti a fare a meno di cose… di abitudini ...di Presenze importanti ed insostituibili...
Sarà sempre così... dovrai abituarti a fare a meno sempre di più cose e presenze... ma continuerai a vivere... la vita continuerà a chiamare e tu continuerai a rispondere cercando di farlo sempre e sempre con lo stesso entusiasmo, con la stessa voglia di comprenderla e conoscerla questa vita, per carpirne l’essenza e il senso, nonostante i pezzi persi per strada e fingendo di essere sani.

22 febbraio 2018

L’uomo delle stelle


Mi capita spesso di andare al cinema.
È una bella e buona abitudine; è l’occasione per evadere fisicamente e mentalmente.
Di solito mi tengo lontano dai film troppo consigliati e che hanno troppi attorucoli di moda nel cast. Preferisco i cineforum,le sale più scomode e desuete dove però è più facile imbattersi in uno di quei film che ti lasciano sgomento per la bellezza, la poetica, la delicatezza e l’inusualità nel trattare anche un argomento modesto,un evento o un sentimento.
Per ottenere un buon film c’è bisogno di un soggetto adeguato che dia lo spunto per una sceneggiatura di qualità, che non sia scontata o banale,di attori bravi, che riescano, cioè,a dar vita e credibilità al personaggio che interpretano anche quando non parlano,anche solo quando muovono gli occhi o accennano un sorriso.
Poi, per far sì che un bel film diventi un capolavoro c’è bisogno...dell’uomo delle stelle!

L’uomo delle stelle.
Da quando ho visto il film di Tornatore con quel titolo mi è sempre piaciuto chiamare così l’artefice, l’anima, il demiurgo di un film:

IL REGISTA!
È lui che trasforma il film,che lo rende bellissimo o scadente o che ne fa,come ho detto prima, un capolavoro! È lui che sceglie e decide come rendere un’immagine, come percepire o far percepire l’amore o la paura o la tenerezza o la nostalgia... sceglie la luce che deve guidare gli occhi della mente verso il viaggio che lui ha già visto e fatto e che vuole far fare allo spettatore, creando l’atmosfera che ci induca calma o malinconia o amarezza o gioia o pianto. Questo fa il regista. Tanto ha fatto, per esempio Ettore Scola che ci ha descritto la disillusione, il cinismo, l’idealismo, il candore e la sensualità nelle scene memorabili di “ C’eravamo tanto amati” dalle movenze, dagli sguardi, dai silenzi dei suoi magistrali attori (Gassman, Manfredi, Sandrelli, Satta Flores).

Tanto hanno fatto Monicelli, Petri, Germi, Magni, Tornatore ( che con Nuovo Cinema Paradiso ha realizzato forse l’ultimo capolavoro del cinema italiano, a mio modesto avviso) e lui... Fellini!

Adesso il cinema, soprattutto quello italiano, come tutto il nostro mondo si è impoverito, è divenuto più elementare,mediocre,si è adeguato alla crescente involuzione ed all'analfabetismo
funzionale che caratterizza sempre più il nostro tessuto sociale.
E allora si assiste ad un film su De André tarato sul gusto di un pubblico ignorante ed incolto, senza l’intento di far conoscere ciò che ha trasformato un uomo in un genio della poesia musicale, ma con il solito messaggio melenso e buonista, senza uno slancio, senza un impeto, senza un’emozione.
Oppure si assiste ad un film (?) Napoli Velata, dove il sedicente regista tra luoghi comuni, stereotipi di una napoletanità già ampiamente abusata e ripetuta (la superstizione, il chiasso del mercato,la smorfia ) su una sceneggiatura, che riprendeva in modo blando e sbiadito il canovaccio di un film americano di una decina di anni fa, con delle non chiaramente utili scene di sesso al limite della pornografia di una decina di minuti, non si è capito dove volesse andare a parare... come pure “A casa tutti bene” una specie di copia di “Parenti Serpenti” in cui Muccino ha saputo aggiungere nulla di quanto banalmente recitato dai suoi famosi attori. Non può che concludersi che tutti potrebbero stare dietro una macchina da presa... il cinema è sempre più una fiction... e chi la dirige?
L’uomo delle stalle!

7 gennaio 2018

Vite miracolose


Questa mattina abbiamo pensato di trascorrere l’ultima delle festività natalizie in un posto insolito: la Basilicata.
Dopo un caffè al bar, passiamo a prendere Rita ed Agostino e ci mettiamo in viaggio per Aliano.
È il paese in cui venne confinato il piemontese Carlo Levi, per il suo antifascismo.
Si trova nel cuore della Basilicata ed è il luogo che ne ha ispirato l’opera più famosa: Cristo si è fermato ad Eboli.
Dopo pochi minuti l’uggia lascia il passo ad un tiepido sole che ci mette allegria e che ci accompagnerà per tutto il giorno; lasciamo l’autostrada ed imbocchiamo la statale Sinnica verso Aliano. Il paesaggio muta rapidamente : le costruzioni diventano più rade, pianure verdi attraversate ora da ruscelli ora da torrenti ne prendono il posto; più in là boschi di querce con le foglie secche ma ancora attaccate ai rami e noi sempre più vogliosi di spingerci oltre, in quel silenzio vellutato che induce rispetto.
Il paesaggio cambia ancora e repentinamente. Non più verde ma brullo ed arido; piccole e ripetute formazioni coniche di argilla e creta, di altezza ridotta , grigie e beige che ricordano il paesaggio lunare... lo attraversiamo...ci rapisce per la sua bellezza insolita. Sono i calanchi e capiamo di essere vicino alla nostra meta.
Prima di giungervi, la nostra attenzione è attirata da un piccolo borgo diroccato che giace su di una collinetta arida.Ci incuriosisce e lo visitiamo.
Si affaccia sulla valle dei calanchi e sembra essere stato abbandonato in fretta;così era stato all'indomani del sisma dell’80 che ne aveva compromesso la staticità; entriamo nelle case aperte e perfino nella chiesetta.
Hanno conservato l’antico fascino e la struttura rivela quel senso di comunità tipico delle realtà rurali ormai scomparse dalla nostra civiltà sempre più alla ricerca di una deprimente privacy.
Finalmente Aviano!
Dopo il pranzo, attraversiamo il piccolo paesino fino all'ufficio del turismo per la visita guidata che avevamo prenotato alla pinacoteca ed alla casa di Carlo Levi... non c’è anima viva... solo tre anziani seduti su una panchina.

Ammiriamo i luoghi che sono stati di Levi, ne visitiamo una mostra fotografica da cui cogliamo l’amore dello scrittore per quella terra che lo aveva ospitato e per quella gente che lo aveva accolto ed a cui si era talmente legato da aver voluto che li si celebrassero i suoi funerali e che lì dovesse essere seppellito .

Finisce la visita e troviamo il paesino non più deserto ma ricco di gente che si dirige verso una improvvisata sala cinematografica per assistere ad una proiezione... tutti insieme.
È gente semplice, che ha scelto di continuare a vivere lì, in un posto lontano da tutto e da tutti, in un territorio aspro e senza prospettive di sviluppo ulteriore... ogni vita lì sembra essere una vita miracolosa perché ha scelto di essere silenziosa nel caos, semplice in un mondo corrotto e artificiale, lenta e accidiosa nello snervante stress che caratterizza le società moderne, che non ha paura di non aspettarsi svolte o scossoni improvvisi, vivendo del suo sacro poco avendo, forse,compreso che,in fondo,di poco si ha bisogno per la felicità.