19 aprile 2018

La sera


Mi guardo intorno, mi giro, mi siedo, mi rialzo e mi risiedo.
Guardo tutta questa umanità che mi circonda, che mi guarda e non mi riconosce, che non si accorge di me ne’ di tutti... nella frenesia della corsa per trovare il proprio viaggio, per non perdere il treno... e che si ferma e prende fiato solo quando ha individuato il suo, quello che lo porterà dove vuole andare, dove ha deciso di andare, dove è destinato ad andare... e che si placa dal suo vagare, dal parossismo del cercare, del chiedere e dell’indagare su quale sia il binario del suo viaggio e dal perché nessuno glielo indichi... solo quando lo ha trovato.
Quello delle 14 e 15 non è indicato e devo mettermi alla sua ricerca da solo... non posso star fermo ad aspettare come Vladimiro ed Estragone che venga da me... lo aspetterei invano e lo perderei.
Mi vien voglia di farlo, “per vedere di nascosto l’effetto che fa” ...per guardare il caos e la razionalità finta della vita da un altro punto di osservazione... per vedere dove potrebbe condurmi quello successivo.
Vedo anche tante facce che non hanno fretta, che ormai lo hanno perso il treno ...anche quello dopo... e stanno lì in un’accidia esistenziale a guardare il viaggio altrui immaginando che sia il proprio... senza più la speranza negli occhi e con l’obolo a terra.
Verrà per tutti, poi, la sera, a ristorare le fatiche e i dolori, a stemperar le gioie.
Verrà la sera a riveder, con calma ritrovata, i volti frettolosamente incrociati e quelli conosciuti e mai dimenticati ...e penseremo a loro.
Verrà la sera a placar le ansie e spegnere i pensieri.
E poi, placida, la notte.

25 marzo 2018

Far finta di essere sani


È arrivata la primavera.
Un’altra.
Anche se dal clima rigido sembrerebbe di essere ancora in inverno.
Meglio così... siamo già abituati.
Ci si abitua a tutto.
Ci si abitua a non fumare dopo aver fumato per una vita, anche se guardi con un po’ di invidia chi ancora lo fa ricordandoti com’era bello farlo, com’era rilassante... quando non ti preoccupavi dei danni che provoca il fumo.
Ci si abitua a non mangiare di sera o a mangiare di meno ché altrimenti non digerisci e dormi male.
E allora dopo non aver fumato, cerchi di mangiare di meno così dormi meglio... poi ti svegli, comincia un altro giorno, poi un altro ... e un altro ancora.
Continui la tua vita, la solita, scandita dagli stessi ritmi, dagli stessi impegni... abituandoti a fare a meno di cose… di abitudini ...di Presenze importanti ed insostituibili...
Sarà sempre così... dovrai abituarti a fare a meno sempre di più cose e presenze... ma continuerai a vivere... la vita continuerà a chiamare e tu continuerai a rispondere cercando di farlo sempre e sempre con lo stesso entusiasmo, con la stessa voglia di comprenderla e conoscerla questa vita, per carpirne l’essenza e il senso, nonostante i pezzi persi per strada e fingendo di essere sani.

22 febbraio 2018

L’uomo delle stelle


Mi capita spesso di andare al cinema.
È una bella e buona abitudine; è l’occasione per evadere fisicamente e mentalmente.
Di solito mi tengo lontano dai film troppo consigliati e che hanno troppi attorucoli di moda nel cast. Preferisco i cineforum,le sale più scomode e desuete dove però è più facile imbattersi in uno di quei film che ti lasciano sgomento per la bellezza, la poetica, la delicatezza e l’inusualità nel trattare anche un argomento modesto,un evento o un sentimento.
Per ottenere un buon film c’è bisogno di un soggetto adeguato che dia lo spunto per una sceneggiatura di qualità, che non sia scontata o banale,di attori bravi, che riescano, cioè,a dar vita e credibilità al personaggio che interpretano anche quando non parlano,anche solo quando muovono gli occhi o accennano un sorriso.
Poi, per far sì che un bel film diventi un capolavoro c’è bisogno...dell’uomo delle stelle!

L’uomo delle stelle.
Da quando ho visto il film di Tornatore con quel titolo mi è sempre piaciuto chiamare così l’artefice, l’anima, il demiurgo di un film:

IL REGISTA!
È lui che trasforma il film,che lo rende bellissimo o scadente o che ne fa,come ho detto prima, un capolavoro! È lui che sceglie e decide come rendere un’immagine, come percepire o far percepire l’amore o la paura o la tenerezza o la nostalgia... sceglie la luce che deve guidare gli occhi della mente verso il viaggio che lui ha già visto e fatto e che vuole far fare allo spettatore, creando l’atmosfera che ci induca calma o malinconia o amarezza o gioia o pianto. Questo fa il regista. Tanto ha fatto, per esempio Ettore Scola che ci ha descritto la disillusione, il cinismo, l’idealismo, il candore e la sensualità nelle scene memorabili di “ C’eravamo tanto amati” dalle movenze, dagli sguardi, dai silenzi dei suoi magistrali attori (Gassman, Manfredi, Sandrelli, Satta Flores).

Tanto hanno fatto Monicelli, Petri, Germi, Magni, Tornatore ( che con Nuovo Cinema Paradiso ha realizzato forse l’ultimo capolavoro del cinema italiano, a mio modesto avviso) e lui... Fellini!

Adesso il cinema, soprattutto quello italiano, come tutto il nostro mondo si è impoverito, è divenuto più elementare,mediocre,si è adeguato alla crescente involuzione ed all'analfabetismo
funzionale che caratterizza sempre più il nostro tessuto sociale.
E allora si assiste ad un film su De André tarato sul gusto di un pubblico ignorante ed incolto, senza l’intento di far conoscere ciò che ha trasformato un uomo in un genio della poesia musicale, ma con il solito messaggio melenso e buonista, senza uno slancio, senza un impeto, senza un’emozione.
Oppure si assiste ad un film (?) Napoli Velata, dove il sedicente regista tra luoghi comuni, stereotipi di una napoletanità già ampiamente abusata e ripetuta (la superstizione, il chiasso del mercato,la smorfia ) su una sceneggiatura, che riprendeva in modo blando e sbiadito il canovaccio di un film americano di una decina di anni fa, con delle non chiaramente utili scene di sesso al limite della pornografia di una decina di minuti, non si è capito dove volesse andare a parare... come pure “A casa tutti bene” una specie di copia di “Parenti Serpenti” in cui Muccino ha saputo aggiungere nulla di quanto banalmente recitato dai suoi famosi attori. Non può che concludersi che tutti potrebbero stare dietro una macchina da presa... il cinema è sempre più una fiction... e chi la dirige?
L’uomo delle stalle!

7 gennaio 2018

Vite miracolose


Questa mattina abbiamo pensato di trascorrere l’ultima delle festività natalizie in un posto insolito: la Basilicata.
Dopo un caffè al bar, passiamo a prendere Rita ed Agostino e ci mettiamo in viaggio per Aliano.
È il paese in cui venne confinato il piemontese Carlo Levi, per il suo antifascismo.
Si trova nel cuore della Basilicata ed è il luogo che ne ha ispirato l’opera più famosa: Cristo si è fermato ad Eboli.
Dopo pochi minuti l’uggia lascia il passo ad un tiepido sole che ci mette allegria e che ci accompagnerà per tutto il giorno; lasciamo l’autostrada ed imbocchiamo la statale Sinnica verso Aliano. Il paesaggio muta rapidamente : le costruzioni diventano più rade, pianure verdi attraversate ora da ruscelli ora da torrenti ne prendono il posto; più in là boschi di querce con le foglie secche ma ancora attaccate ai rami e noi sempre più vogliosi di spingerci oltre, in quel silenzio vellutato che induce rispetto.
Il paesaggio cambia ancora e repentinamente. Non più verde ma brullo ed arido; piccole e ripetute formazioni coniche di argilla e creta, di altezza ridotta , grigie e beige che ricordano il paesaggio lunare... lo attraversiamo...ci rapisce per la sua bellezza insolita. Sono i calanchi e capiamo di essere vicino alla nostra meta.
Prima di giungervi, la nostra attenzione è attirata da un piccolo borgo diroccato che giace su di una collinetta arida.Ci incuriosisce e lo visitiamo.
Si affaccia sulla valle dei calanchi e sembra essere stato abbandonato in fretta;così era stato all'indomani del sisma dell’80 che ne aveva compromesso la staticità; entriamo nelle case aperte e perfino nella chiesetta.
Hanno conservato l’antico fascino e la struttura rivela quel senso di comunità tipico delle realtà rurali ormai scomparse dalla nostra civiltà sempre più alla ricerca di una deprimente privacy.
Finalmente Aviano!
Dopo il pranzo, attraversiamo il piccolo paesino fino all'ufficio del turismo per la visita guidata che avevamo prenotato alla pinacoteca ed alla casa di Carlo Levi... non c’è anima viva... solo tre anziani seduti su una panchina.

Ammiriamo i luoghi che sono stati di Levi, ne visitiamo una mostra fotografica da cui cogliamo l’amore dello scrittore per quella terra che lo aveva ospitato e per quella gente che lo aveva accolto ed a cui si era talmente legato da aver voluto che li si celebrassero i suoi funerali e che lì dovesse essere seppellito .

Finisce la visita e troviamo il paesino non più deserto ma ricco di gente che si dirige verso una improvvisata sala cinematografica per assistere ad una proiezione... tutti insieme.
È gente semplice, che ha scelto di continuare a vivere lì, in un posto lontano da tutto e da tutti, in un territorio aspro e senza prospettive di sviluppo ulteriore... ogni vita lì sembra essere una vita miracolosa perché ha scelto di essere silenziosa nel caos, semplice in un mondo corrotto e artificiale, lenta e accidiosa nello snervante stress che caratterizza le società moderne, che non ha paura di non aspettarsi svolte o scossoni improvvisi, vivendo del suo sacro poco avendo, forse,compreso che,in fondo,di poco si ha bisogno per la felicità.




31 dicembre 2017

Di grigio e d’azzurro


L’aria fredda
il cielo grigio 
un’umidità perforante e penetrante che tutto bagna come se avesse piovuto...
ecco, l’ultimo giorno dell’anno si è presentato così, triste ed uggioso... quasi dispiaciuto di salutare, di passare la mano... sembra di vederlo, lì, seduto e disperato col mento in mezzo alle mani. Ormai vecchio e stanco, senza più forza ne’ energia, conscio di ciò che lo aspetta...
ma non mi sento di condividere il suo dispiacere... al contrario, sono ansioso di veder sparire dai miei occhi il suo ultimo bagliore, di gioire nel sentirne il respiro sempre più convulso ed affannoso fino al compimento del suo ineluttabile destino...
Sparirà dagli occhi ma resterà indelebile nel cuore e nella mente, indimenticabile col suo carico di dolore... Poi, mi volto e nella bruma mi pare di scorgere un bimbo tutto solo, imberbe e inconsapevole... è lì che aspetta come nell’icona michelangiolesca della Sistina, la trasmissione dell’energia che gli darà forza, sostanza e consapevolezza... tra un po’ avverrà , come sempre, e il bambino diverrà un giovane forte e robusto; gli si leggerà nello sguardo l’invito a fidarsi di lui, a non cedere alle disillusioni dell’autunno che c’è appena stato ed a dargli fiduciosi la mano per poterci guidare verso una nuova primavera.

Io voglio credergli

Ho deciso di credergli
Devo potermi fidare di lui per trovare il senso dei miei giorni... insieme a voi.

Benvenuto ragazzo!

24 dicembre 2017

La bisognevolezza

Stasera è Natale.
Anche se più triste, più malinconico, più manchevole... è comunque Natale.
Stamane il sole è sembrato volersi riprendere la scena celeste ed ha baciato questa Vigilia, intiepidendola, tal da consentire ed incoraggiare i contatti e i rapporti umani per la verità già numerosi ed avvolgenti in questo giorno.
Ma perché in questo giorno?
Perché solo in questo giorno e in pochi altri?
È un mistero...
È un mistero che in occasione di questa Natività, vera o presunta che sia, l’essere umano, come sotto l’effetto di una ipnosi regressiva, ritorni al suo stato primordiale, cioè quello di essere BISOGNEVOLE.
Bisognevole e non bisognoso .

Non è la stessa cosa...
Nell’accezione corrente un uomo è bisognoso quando non è abbiente, quando è povero in canna, per cui la condizione di bisogno non è di tutti, i ricchi, i potenti non ce l’hanno...
La bisognevolezza invece è di tutti, è nata con il genere umano.
L’uomo è nato, infatti, per condividere con i suoi simili; il suo destino è legato a quello degli altri, ogni uomo è tale solo se la sua umanità incontra quella degli altri...

Si è esseri umani propriamente detti quando si riconosce di aver bisogno del prossimo, quando interagendo con gli altri si riconosce e soddisfa il bisogno che questi hanno di noi, del nostro amore, della nostra vicinanza, che è del tutto identico al bisogno che abbiamo noi di loro....
È quando ciò accade, è quando si riconosce di essere bisognevoli reciprocamente che si è buoni, che non si metterà mai in atto alcuna nefandezza verso gli altri....

Purtroppo molti hanno dimenticato di essere esseri bisognevoli e si sono convinti di bastarsi, si sono persuasi che ogni uomo è un’isola, slegata e prescindente dagli altri...
Si sono generati così mostri di disumano egoismo, di cinica indifferenza, cui i propri simili non rappresentano che intralcio ai loro assurdi ed insensati fini, il potere, la vanagloria, il denaro...e quindi la cattiveria!
Ecco, il Natale, per chi ci crede e per chi no, riesce a restituire quella bontà, quella bonarietà, quell'altruismo, quell'amore per il prossimo che altro non è che il ritorno al riconoscimento della nostra vocazione di esseri bisognevoli.
Sarebbe bellissimo se fosse sempre così…
Sarebbe un sogno... anzi... un bi-sogno !!!

13 dicembre 2017

Più su

Sono in aereo con Gennaro.
Ci siamo detti che è la prima volta che facciamo un viaggio da soli, io e lui. Non è un bel viaggio, non ci leggiamo l’un l’altro l’allegria negli occhi come ci era capitato altre volte, in altri viaggi. 
Stiamo andando a Milano,ci andiamo per Gerardo, per confrontare le nostre convinzioni con quelle dei luminari ambrosiani, nella speranza che coincidano e che ci diano certezze e non dubbi.
Milano.Una città che ho imparato ad amare, che sento quasi familiare tante son le volte che ci sono venuto, talvolta con gli amici a vedere l’Inter, spesso... più spesso in posti non proprio sereni. Me ne dispiaccio perché Milano meriterebbe ricordi belli.
Ora siamo al di sopra delle nuvole, lontano dalle lordure, dalle incompiutezza meschine di laggiù.
Sento il senso di elevazione Baudelairiano che mi penetra, mi pervade e mi avvolge... la vicinanza con CHI è mancato e ...manca che sento quassù mi dà una sensazione di pace e quiete che non sentivo da tempo. È solo suggestione... lo so, ma non ne importa... mi sento bene... non ho neanche la solita paura di cadere.
GENNARO di fianco a me gioca al suo solito gioco col telefonino... guarda avanti, poi fuori, vorrebbe alzarsi... è insofferente, come sempre e guardarlo o sentirlo di fianco mi distoglie dal mio vagare, mi riporta alla realtà, quella fatta di infiniti e inutili perché, di ricerche talvolta insensate e spasmodiche di senso... di risposte sempre assenti alle mille domande.
Mi chiedo fino a quando mi basterà, fino a quando mi accontenterò di domande senza risposta.
Penso e scrivo di getto;guardo le nuvole che stiamo perforando e che mi ridanno le montagne e le città piccole piccole e poi sempre più grandi e vicine... scendiamo... anche la mia mente si ritira dal suo viaggiare, si riabitua ai suoi pensieri comuni… in un modo o nell'altro, torna alla vita.