30 Aprile 2015
Miserie e Nobiltà'
Sono qui che aspetto che si apra una porta.
Che si apra e lasci uscire un volto caro che immagino sorridente...ma che so non sarà così, dopo la "vertigine d'anestesia" ancora da smaltire ...
Sono qui che aspetto e penso che la mia mente, ora impaziente ed al contempo annoiata nell'attesa, solitamente, come capita a tutti,vaga e corre dietro a pensieri, problemi, ansie e preoccupazioni che hanno a che vedere con la propria esistenza quotidiana ...
Mi rendo conto della marginalità , della irrilevanza di queste miserie e a quanto tempo facciano perdere, a quante energie facciano consumare , a quanta bellezza riescano a farci ignorare...
Miserie ... vacuita' che a volte rischiano di far perdere di vista la Nobiltà' di questa fugace esistenza che solo in questi momenti sai risiedere in un fiore che vedi sbocciare..nel sorriso di chi ami, nell'abbraccio di un vecchio padre...dietro una porta che si aprirà restituendo a te e alla vita,chi aspetti .
30 aprile 2015
11 febbraio 2015
Un giorno credi
Medito.
Sulla vita, come sempre.
Di come sia mutevole, imprevedibile, cangiante.
Di come colga di sorpresa.
Di come ti tolga certezze...equilibri...
Di come assomigli sempre più al cielo d'Irlanda,
che, mentre sei lì a crogiolarti al sole, ti sorprende con una raffica di vento
che prelude all'acquazzone.
Ti bagni... Hai bisogno di asciugarti... ma non
trovi mai un cambio immediato ed adeguato...
E allora ti ammali... Improvvisamente senti addosso
il peso di tutte le cose che fino a ieri portavi senza farci caso...
ti senti un inutile Sisifo che deve svolgere il suo
insensato compito...
È' questo stato d'animo che ti fa sentire di avere
più dei tuoi anni, che ti atrofizza i sensi e ti offusca la mente ...
"un giorno credi di esser giusto e di essere
un grande uomo, in un altro ti svegli e devi cominciare da zero"...
e allora ecco che ne prendi coscienza, la tua mente
ti fornisce gli strumenti per andare oltre...il cielo d'Irlanda cambia
ancora...adesso fa caldo...
hai voglia di scrollarti ogni cosa di dosso e
correre, correre e sentire di avere meno degli anni che hai... anzi, pensi che
non sono poi molti... ce ne saranno ancora molti altri... ci sarà ancora molto
da fare...
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| L'arcobaleno della mia valle |
Sai che ci saranno altri acquazzoni, vorrai
abituarti a pensarlo, per non farti sorprendere ancora, ma sai anche che non ci
riuscirai, perché così è la vita ...e allora come un bambino ti troverai a correre
dietro a quell'arcobaleno che hai deciso di vedere... che c' è, che ci deve
essere da qualche parte, per dare un senso alla tua corsa.
Un giorno credi.
Credi
e vivi.
23 dicembre 2014
Originale e fotocopia
Se mi fossi addormentato qualche mese fa e mi fossi svegliato
oggi senza guardare il calendario, non avrei mai immaginato che è Natale. Infatti avrei notato che il clima è mite, che c’è ancora qualche
foglia sugli alberi, che non si sente in giro quell'allegria, quell'atmosfera
speciale, gaia e gioiosa che il Natale solitamente sa infondere in ognuno.
Avrei certamente notato ragazzi scherzare per strada ed avrei incontrato gente
sorridente e bonaria augurare ogni bene a chiunque, felice di possedere quella
inspiegabile e condivisa serenità a dimostrazione del fatto che si può essere
felici solo se lo sono anche gli altri.
Poi sarei andato in strada e guardando in alto avrei notato
delle funeree decorazioni traversanti in lungo e in largo la via principale del
mio borgo, avrei sentito un forte olezzo provenire da marciapiedi pieni di
salate od essiccate vittime di stagione, e mi sarei persuaso
che... sì, sembrerebbe che sia Natale.
Platone sosteneva che la nostra realtà altro non fosse che la
copia imperfetta, opaca e sbiadita di quella esistente da qualche altra parte,
precisamente nel mondo delle idee, in quel mondo, cioè, di cui la nostra mente
conserva il retaggio, (di là provenendo evidentemente) tale da spiegare il perché'
ogni nostro concetto, ogni nostro pensiero su ogni cosa si diriga sempre su
quella più bella e perfetta tra quelle possibili.
Se per esempio mi fosse chiesto di pensare ad una sedia, mai mi verrebbe in
mente di pensare ad una sedia sgangherata, di quelle impagliate ma senza ormai
impagliatura, con una gamba più corta o tarlata... no, penserei ad una sedia
solida, bella, laccata ed importante così come più bella non potrebbe esserci,
ovviamente in relazione al mio personale gusto.
Io penso allora, se ciò è vero, (come in un modo o nell'altro penso che sia),
che il Natale deve senza dubbio essere qualcosa di stupefacente e di
inspiegabile bellezza. Si, perché il Natale di oggi altro non è che la brutta copia di quello che io
ricordo di qualche decennio fa, che a sua volta altro non è che la brutta copia
di quello che c’è nel mondo delle idee.
Quindi siamo arrivati alla fotocopia delle fotocopie, che come
accade alla fine, fotocopiando ancora, ci permette di intravedere solo qualche
macchia scura... non si capisce più cosa ci sia scritto e quale sia il senso
vero di ciò che è riportato sul foglio originale.
Il Nostro Natale ha il sapore della decadenza, in perfetta
sintonia con l'aria decadente di questo nostro mondo sempre più degradato,
offeso e maltrattato dalla nostra cupidigia, dal nostro bisogno di arraffare a
danno di tutto e di tutti, che ci porta solo al lamento collettivo sulla crisi
che non finisce, sui soldi che non ci sono, sulla ricchezza e sul benessere
ormai scomparsi.
Mai che ci ispirasse un atto di coraggio o di indignazione collettiva che ci
portasse a riappropriarci della nostra vita, del nostro mondo, del nostro
Natale.
Se lo facessimo, potremmo insegnare a chi non ne ha memoria e
ricordare a noi stessi, ormai dimentichi, com'è bello leggere dall'originale, com'è dolce il senso delle parole se lette chiare e nette e non sbiadite o sfocate da
fotocopie su fotocopie.
Per
quanto possibile, Buon Natale.
28 ottobre 2014
Lo svolgimento corretto al tema
Martin Lutero ( De Servo
Arbitrio) diceva che il nostro arbitrio è libero fino ad un certo punto, poiché
il fatto di essere nati uomini e non leoni, per esempio, fa sì che noi possiamo
determinarla liberamente, la nostra vita, ma sempre in relazione al fatto che
siamo nati uomini e non leoni.
Quindi, almeno nella fase iniziale, cioè quella in cui stabilire se nascere
uomini o altro, il nostro arbitro non è stato affatto libero, ma determinato,
condizionato, deciso non so da chi, ma certamente non da noi.
E allora, chiunque lo abbia deciso, siamo nati uomini.
Poi, a prescindere da dove e quando si nasce, se in Italia o in Africa, se nel
2000 o nel 1300, esiste sempre un codice non scritto attinente a un percorso
ben delineato da percorrere, a delle tappe ben studiate e collaudate da
raggiungere nell'ordine prestabilito, che ti consentono di vivere una vita
sobria, nel rispetto della tua tradizione, della tua cultura, della tua fede,
della tua famiglia che ti entra talmente dentro da consigliarla, proporla e a
volte quasi imporla alla tua progenie. Capita, a volte, che
qualcuno, PER SCELTA, esca fuori dagli scalmi.
E allora si generano quelli
che si definiscono scalmanati, cioè quegli spiriti liberi che hanno dentro il
germe dell'anarchia, della ribellione che non si adattano ad una vita, ad
un'esistenza fatta di "svolgimento corretto ai temi", ma pretendono
di più. Guardano più lontano e che da incompresi, subiranno lo scherno dei
benpensanti, ma che alla distanza, saranno loro a dire qualcosa in più ed a
contribuire a cambiare, sempre in direzione ostinata e contraria come soleva
dire e fare il mio Faber.
Capita, più spesso, molto
più spesso, che PER FORZA, qualcun altro esca dagli scalmi. Sono quelli che seppure
incanalati nel solco tracciato ed a loro riservato, ne siano costretti a uscire
in seguito ad un evento traumatico, per esempio, che porta alla rottura della
catena di tappe messe lì in ordine ed in fila; sono quelli che nello
svolgere il tema sono andati fuori traccia.
E allora comincia
un'avventura nuova, diversa: in una prima fase ti
ribelli al nuovo ruolo, soprattutto se sei giovane, vuoi essere come gli altri,
vuoi rendere felice e rassicurare chi ami, perché sentirti omologato ti rende
più sicuro, ti fa sentire il sostegno di tutti e allora lotti per tornare nella
traccia del tema.
Ti senti solo in questa tua nuova condizione, ti senti in
un angolo... ma te ne sei troppo allontanato. Hai dimenticato, addirittura,
qual era la traccia. Poi, con il tempo, con la
maturità, ti accorgi che anche senza la traccia assegnata hai qualcosa da dire
a te stesso ed a chi ti sta intorno. Puoi scrivere tanti temi a traccia
libera, puoi dare e chiedere ancora molto soprattutto con la contezza che
deriva da quel modo nuovo di vedere e pensare che pian piano diventa sempre più
tuo e della cui diversità cominci a sentire non più il peso ma la levità, la
consapevolezza di essere di sostegno e forza a chi sta uscendo ora dalla
traccia. Ti rendi conto, pian piano,
che l'angolo in cui eri stato emarginato o in cui ti eri relegato è divenuto un
punto di osservazione privilegiato della realtà, della vita che può permetterti
di coglierla nella sua essenza, piuttosto che nella sua forma, che può
permetterti di osservare ciò che è al centro della scena con occhi diversi, con
una luce nuova e più intensa.
Aldilà di quella che si
definisce normalità, esistono mondi, verità, esperienze, emozioni, che danno un
senso alla vita.
Alla propria e a quella degli altri.
"La
misura dell'intelligenza è data dalla capacità di cambiare quando è
necessario". (Albert Einstein)
24 ottobre 2014
Segnali di vita
Nel senso che si è messo a freddo.
Sono cambiati, però, anche i tempi rispetto a quando avevamo le basette lunghe
e le camicie a fiori... è tempo di rincasare quando sì fa tardi, è tempo
di andare al mare quando fa caldo...
è tempo di lottare quando capita
qualcosa. Bisogna andare a tempo per ballare il tango come
bisogna saper portare il tempo per suonare la batteria. Il tempo.
Palese inesistenza
inventata per scandire, testimoniare e misurare la nostra esistenza. E quella delle cose che ci circondano e che hanno a che fare con noi.
Senza il tempo non ci
sarebbe fretta di consumare un alimento perché non ci sarebbe la scadenza, non
invecchieremmo perché non esisterebbero gli anni, non scadrebbe neppure la
patente o il passaporto.
Il tempo è una
convenzione. Ma una convenzione necessaria e obbligatoria.
Come il Pi Greco in
matematica che è uguale a 3,14 periodico.
Non si sa perché (almeno io non lo ricordo), ma senza il Pi greco non potremmo
calcolare l'area del cerchio.
Ma il tempo tra le cose
insensate è quella che ha più senso.
Si, perché misura ogni nostro gesto, ogni nostro palpito, ogni nostro
battito.
Lo chiamiamo estate, secolo, anno luce, ora, ma anche, più romanticamente,
istante... attimo... proprio a testimoniare la scansione di tutta la nostra
vita.
Allora è vero!
Nonostante non esista, nonostante ce lo siamo inventati è importante!
È fondamentale, oserei dire. Dà senso alla vita. Sì, le dà un senso proprio perché le dà una scadenza. E sulla scadenza della nostra vita non c’è scritto
"da consumarsi
PREFERIBILMENTE..."
C'è scritto
" da consumarsi ENTRO..." per far capire che non c’è
tempo per i ripensamenti, per gli esami di riparazione, per gli appelli
dell'ultim'ora.
Bisogna consumare ENTRO E NON OLTRE!
E allora bisogna vivere,
vivere intensamente la vita, che resta la cosa più meravigliosa che ci è
capitata... bisogna sentirlo e crederci perché' solo così si può testimoniarlo,
bisogna assaporarla intensamente senza dover rimpiangere, poi, ciò che si
poteva fare e non si è fatto, ciò che si poteva essere e non si è stati, ciò
che si poteva dare e non si è dato.
Il tempo non ci aspetta.
Bisogna affrettarsi.
17 ottobre 2014
Je venais d'avoir 19 ans
Ieri, mi sono seduto di
nuovo in un banco.
Non in un banco di chiesa.
In un banco di Università.
Dopo ventisei anni.
Si, ventisei anni dopo la mia laurea, mi sono iscritto alla facoltà di lingue e
culture straniere.
Lo avevo in testa da tempo.
Ho sempre avuto una smodata passione, un amore e perché' no, una
predisposizione per la lingua francese, per la sua fonetica, per la dolcezza e musicalità
che riesce a conferire perfino alle tonalità basse e grevi come la mia, per
Baudelaire, per Verlaine, per i pittori impressionisti.
Ci pensavo da tempo.
Era già da qualche anno che mi ero messo in testa di farlo, ma
un po' per mancanza di tempo, un po' perché' pensavo che mi sarei sentito goffo
e inadeguato in mezzo a studenti di trent'anni più giovani di me, ho sempre
accantonato il progetto.
Poi ho pensato, invece, che sarebbe stato bello ed emozionante rimettersi in
discussione, ripartire di nuovo, senza pensare a chi ero, a quello che ero
diventato, azzerando la mia laurea, il mio lavoro, il mio vissuto e
ripresentarmi da anonimo, da studente, da matricola.
Ho pensato, poi, che cinquant'anni (49 per la verità) sia l’età giusta per
farlo.
Si, cinquant'anni è l’età giusta per realizzare i sogni rimasti sogni, per
alimentare e dare corpo alle proprie passioni rimaste inevase da una vita che
ti ha richiesto altro... a cui hai chiesto altro.
E così, senza pensarci più, di ritorno dalle vacanze estive, mi
prenoto per partecipare al test di ingresso ed il giorno tre settembre, lo
sostengo e lo supero. Mi iscrivo al primo anno, preparo il piano di studi. Sono pronto per iniziare il mio nuovo viaggio.
Ieri alla 10,30 vado alla mia prima lezione.
Francese 1.
Parcheggio la macchina lontano, non c’è un posto libero nel parcheggio
del campus e mi avvio a piedi.
Ha la giacca azzurra ed una cartellina di pelle in mano che contiene dei fogli
per gli appunti e una penna.
Non so cosa altro portare. Non lo ricordo più ...è passato troppo tempo dall'ultima volta.
Cammino piano cercando con lo sguardo i luoghi della mia giovane vita da
studente degli anni '80... rivedo con la mente qualche mio compagno di allora e
mi torna qualche ricordo.
Ma non riconosco nessun luogo, è tutto troppo grande adesso, hanno costruito
dappertutto... non riesco a trovare la mia facoltà di allora.
Non so neanche dove andare, non so dov'è la mia nuova facoltà.
Chiedo e continuo a camminare.La trovo.
La trovo.
Indugio un po' prima di entrare...
La lezione è già iniziata...
Sono un po' nervoso..
Entro.
Un centinaio di studenti seduti nei banchi.
Mi guardano mentre cerco un posto dove sedere e sento addosso i loro sguardi di
curiosità.
E' vero, mi sento un po' goffo e inadeguato, ma vado avanti...
Mi siedo all'ultimo banco, l'unico libero...
Mi guardano ancora, non sanno chi sia e perché sia lì.
Anche il professore mi cerca sovente con lo sguardo per capire se fossi uno
studente o chi altri...
Faccio di tutto per rassicurarli... chiedo qualche informazione per far capire
loro che sono uno studente.
Si rassicurano.
Li guardo... hanno tutti circa diciannove anni...
Penso che li ho anch'io diciannove anni...
Li ho da trent'anni, ma li ho anch'io!!!
Comincia la mia nuova avventura.
Bon
voyage!
15 settembre 2014
D'amore, di vita e d' autunno

È una sera tiepida di fine
estate.
Anzi... è una tiepida sera di inizio autunno. Non è la stessa cosa, anche se lo sembra. L'inizio è più intrigante, più affascinante di una
fine.
Una fine è sempre qualcosa di passato, di
accantonato che per quanto bello possa essere stato e' pieno solo del ricordo
di se', non si porta dietro quel carico di aspettative, di speranze, di attese,
di entusiasmo che solo un inizio può dare.
Per cui, ribadisco, è una tiepida sera di inizio
autunno.
Rifletto sulla sua bellezza, sul senso antico e
perenne del suo arrivo, sulla delicatezza di una ritrovata calma che induce a
pensieri e riflessioni.
Riflessioni.
Sulla caducità delle cose, sulla precarietà della
vita, sull'assegnazione in prestito dei nostri giorni avuti all'atto del
nostro concepimento, sulla restituzione degli stessi quando sarà.
E quando sarà? Domani... fa quarant'anni o fra un
quarto d'ora?
E se fosse fra un quarto d'ora?
Non avrei neppure il tempo di salutare, di
spiegare, di perdonare o chiedere perdono.
Non potrei neppure ripensare a ciò che sono stato,
a quanto ho fatto, a quanto ho dato o quanto ho avuto...a quanto ho amato... se
lo avrò fatto abbastanza...
Non avrò la possibilità come lo Scrooge di Dickens
di rivedere il mio passato...
Pensieri tristi.
Riflessioni malinconiche ed amare.
Al contrario.
E' come quando parlavo di fine e di inizio:
la consapevolezza della ineluttabilità del mio
destino mi spinge oltre, mi spinge in avanti, mi spinge a cercare sempre un
nuovo inizio, che rimetta in discussione il percorso, che mi faccia scoprire la
bellezza di un paesaggio, di un quadro, di un sorriso, che mi faccia ricredere
su qualcosa, che mi faccia appassionare ed incuriosire, che mi faccia godere
ancora e sempre più di ogni momento che vivo, che condivido, di ogni posto che
vedo.
Penso che la bellezza sia nascosta dappertutto se
la sappiamo cercare, se la sappiamo riconoscere, se la sappiamo fare nostra.
Tutto ciò, tutta questa vita non si scontra con la quotidianità,
le è a fianco, a portata di mano, basta volgere lo sguardo, aprire la mente ed
accorgersene ...l'autunno è la stagione del risveglio,
del risveglio interiore, del rumore dell'anima quando tacciono le cicale.
Se, quando sarà, avrò quel
quarto d'ora, vorrei potermi dire e poter dire a chi me li ha dati, che i miei
giorni li avrò vissuti e non sprecati e vorrei chiedere perdono se non lo avrò
fatto abbastanza.
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