17 dicembre 2013

Ribollita montorese

Neanche troppo tempo fa si combatteva per le nostre contrade, a suon di slogan e di incontri pubblici, una dura battaglia tra chi voleva tenere divise le due Montoro e chi voleva unirle per farne un nuovo, grande e sfavillante comune.
Chi scrive, conoscendo i suoi polli, assunse una posizione critica ed in controtendenza (!!!) rispetto a questo progetto, asserendo che le condizioni non erano state create, che la fusione era solo un'operazione buona per riciclare politici scaduti o in scadenza. 
- Nient'affatto! - gridavano ai quatto venti i sostenitori del Si
- La fusione servirà per mandarli a casa!-
Pensavo tra me e me:" a casa di chi ? "
Detto fatto, le posizioni ostinate e contrarie, (almeno in prima istanza) vengono sempre ignorate e schernite dalla massa che di solito tende a fare ciò che fa la sua maggioranza e ci si trova improvvisamente ed impreparatamente fusi da ogni punto di vista.
Arriva il commissario, anzi, ne arrivano tre, tutti a pagamento, ovviamente, e senza porsi il minimo problema, senza indagare su cosa ci fosse da fare, senza aver fatto un'ora di lavoro, si preoccupano solo di fissare la data delle prossime elezioni: 23 maggio, mi pare.
Del resto, non c’è da stupirsi: cosa gliene può fregare a tre tecnici nominati politicamente e pagati profumatamente delle sorti di noi poveri e sbattuti abitanti di questo paese?
Non se ne sono preoccupati quelli che in questo caos ce lo hanno portato, figurarsi!!!
L'unica cosa che conta è la data delle elezioni!!!
Anch'io ho gioito quando me l'hanno detto, per due motivi:
1- prendevo atto del mio errore di valutazione, poiché' bastano pochi mesi per unire bilanci, aliquote Imu, aliquote dell'addizionale comunale, regolamenti edilizi, indici di cubatura, Tares (o come si chiama adesso), rinegoziazione degli innumerevoli mutui presso la Cassa Depositi e Prestiti e così via.
2- come dicevano quelli del Si, i sindaci uscenti ed i vecchi amministratori li manderemo tutti a casa.
Ripetevo tra me e me: " Ma a casa di chi?"
Finalmente mi rispondevo: " A casa nostra, ovviamente!!!"
Infatti da quando è stata resa nota la data delle elezioni si è aperta una campagna acquisti che come obiettivo primario , quello di redistribuire tra le varie formazioni capeggiate dagli stessi sindaci ed ex sindaci uscenti, gli stessi identici amministratori dell'ultimo ventennio, che hanno la necessità vitale di riciclarsi e riproporsi ad ogni costo, facendosi accompagnare da più o meno giovani portatori di voti parentali e da donne intanto presenti, in quanto obbligatorio per legge, scegliendo, anche queste tra quelle più fornite di attributi elettorali. 
Unica novità potrà essere il nepotismo Stile ferrovie dello Stato o Poste Italiane degli anno 80:
pensionare il padre per dare il posto al figlio o nipote!
Paese che vai, minestra che trovi!

16 dicembre 2013

Lo spirito di questo Natale

Il titolo di questo post ricorda un po' il Canto di Natale di Charles Dickens. 
Pensandoci, un po' è vero, è nelle mie intenzioni ricordarlo, senza ovviamente l'ottocentesca morale ed il senso di ammonimento e di timore che se ne coglie.
Il senso, però e ' quello di soffermarsi a pensare.... è quello di fermarsi dal proprio correre ... di tirare il fiato e guardarsi intorno per vedere cosa sia cambiato, come sia cambiato quello che ci circonda e come siamo cambiati noi, come ci siamo adattati a vivere in ragione di ciò che è divenuto il mondo in cui viviamo, anzi il mondo che viviamo...
Ieri, all' imbrunire passeggiavo per le mie strade deserte e senza suoni... e come spesso capita quando si resta da soli con se stessi, la mente spazia, emigra, va alla ricerca di cose perdute, di emozioni vissute, sopite e mai dimenticate...di una vita vissuta che non sembra più la propria, tanto è il tempo che è trascorso...
passeggiavo e ricordavo quegli stessi marciapiedi che stavo calpestando com'erano allora, dissestati , e ricchi di quelle che noi chiamavamo "mattonelle esplosive", cioè quelle betonelle rimaste ormai senza calce e solo appoggiate che quando pioveva o dopo che aveva piovuto bisognava imparare a riconoscere per evitare che, calpestandole, l'acqua accumulatasi lì sotto schizzasse fuori da tutti i lati inondandoci scarpe e piedi!!!
Passeggiavo, dicevo, in questo 15 di dicembre ed insieme ai marciapiedi rivedevo le case diroccate, tenute male, un lontano udire di suoni di zampognari, orde di ragazzini in ogni dove a giocare a qualunque cosa, con niente... mi giravo a guardare e rivedevo i bar ed i circoli pieni di fumo di sigarette e di gente pervasa da quella magica atmosfera che solo il Natale sa creare e trasmettere... gente semplice ed allegra...camminando ancora mi avvicinavo alla casa in cui sono cresciuto e la rivedevo piena di vicini di casa che ci venivano a giocare a tombola, con le candele sempre pronte per essere accese, visto che al primo alito di vento andava via la luce...
passeggiando mi sovveniva lo spirito di quei Natali : una strana ed inspiegabile frenesia ed allegria che portava tutti a sentirsi parte di una stessa grande famiglia, uno spirito che senza volerlo era un tutt'uno con il senso evangelico e cristiano del Natale, cioè il riconoscere che qualcosa nelle nostre vite cambiava a Natale, che il Natale doveva servire a migliorarci ed a migliorare la nostra comunità.
D'improvviso mi guardo intorno e mi ritrovo da solo, su quegli stessi marciapiedi, più accoglienti, meno dissestati, senza mattonelle esplosive, che costeggiano case signorili, ben tenute...le strade sono attraversate da tristi luminarie con l'intenzione di ricordarci che è Natale, mancano ormai pochi giorni... ma non vi ' è traccia di quell' atmosfera magica...le strade sono deserte, i circoli ed i bar sono vuoti, non hanno più la funzione sociale di un tempo, non si odono voci o suoni, non c’è traccia di comunità, ognuno in fondo è perso dentro ai fatti suoi, per dirla con Vasco.
Il senso di questo Natale si è ridotto ad una parossistica ricerca del regalo più indovinato, all'adorazione, inebetiti, non del Salvatore, ma delle luci d'artista a Salerno,
al modo di cucinare il baccalà ed ai banchetti in famiglia che costringono, per quieto vivere, a mangiare di fianco a gente che normalmente non si sopporta! 
Non voglio essere retorico o, peggio, patetico, ma c’è bisogno di ritrovare il senso autentico delle cose, c’è bisogno di una consapevolezza nuova, o vecchia se vogliamo, che è quella di considerarci non come semidei che rifuggono il contatto con gli altri, ma come facenti parte di un qualcosa che vada oltre noi stessi, che sia qualcosa di più grande e più importante del nostro piccolo e stupido orticello... c’è bisogno che la nostra dignità di essere umani, di animali sociali, venga fuori e venga fuori spontaneamente, senza doverci augurare una guerra un terremoto o qualcosa di simile!!!
Facciamo in modo che si possa ricreare lo spirito autentico del Natale, che con la sua magia torni ad avvolgerci tutti, rendendoci delle persone migliori.

Buon Natale.

3 dicembre 2013

Italia, Italie...

Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono !
NO, non è mia... per quanti lo ignorassero, è Gaber, più o meno l'ultima o penultima maniera.
L'essere nati in Italia è un grande privilegio, essere compatrioti di Giulio Cesare, Dante, Leonardo e Pavarotti da' un certo tono ed all'estero, una certa supponenza ed un senso di superiorità del tipo "PROUD TO BE ITALIAN" o anche meno aulicamente "ITALIANS DO IT BETTER".
Ma Gaber nella sua canzone (le sue erano più che altro riflessioni cantate), diceva che la nostra italianità raramente si manifesta nella sua magnificenza e grandezza; per lo più l'italiano è quel coglione che, ignaro di cotanto passato e patrimonio culturale, ricorda di essere una nazione, un popolo solo ai mondiali di calcio e per il resto è dedito al dissolvimento o depauperamento di quanto ereditato.
Gaber era di Milano. 
Milano, Italia.
Io sono di Montoro Inferiore, Avellino, Italia.
Anzi da domani, Montoro, Avellino, Italia.
Non è la stessa Italia.
Ho sempre pensato che i piemontesi ci conquistarono e ci annetterono al loro regno per formare quella nazione che, mi costa dirlo, di fatto non esiste.
Abbiamo due "Italie": quella austera da Low & Order, quella pulita, ordinata quella per cui "CIO' CHE NON E' MIO E' DI TUTTI " e l'altra quella alla "Sanfaso' ", sporca, rotta, devastata, quella per cui " CIO' CHE NON E' MIO NON E' DI NESSUNO", per cui mi sento abilitato a distruggere, sporcare, mortificare.
Inutile dirlo, la mia è la seconda!
Non voglio assolutamente esaltare la prima e denigrare l'altra....ma mi sono sempre chiesto che cosa avessero in comune uno di Lumezzane, Marostica o Mondovì con uno di Torre del Greco, Castellammare di Stabia, Pagani o Gela!
Nulla, neanche la lingua!
Noi dell'Italia di quaggiù abbiamo un modo di pensare, di intendere la vita, di relazionarci tutto nostro e totalmente differente da quelli dell' Italia di lassù, che assomigliano più ai mitteleuropei che a noi, come noi somigliamo più ai greci o agli arabi che a loro.
Aveva ragione il povero D'Azeglio... gli italiani non esistono ancora e forse, aggiungo, non esisteranno mai.
Quelli di lassù, considerandoci un'altra Italia, per esempio, non hanno avuto alcuno scrupolo a mandarci la loro monnezza tossica e noi di quaggiù, che non ci consideriamo affatto, ce la siamo presa e l'abbiamo sotterrata sotto casa come fossero semi da far germogliare!
C’è da dire che lassù hanno sempre avuto il senso dello Stato e noi quaggiù abbiamo sempre avuto la percezione che lo Stato non ci fosse, forse anche per questo si sono sviluppate le organizzazioni malavitose che in qualche modo e per molti lo hanno sostituito.
La nostra Italia, la mia Italia, quella di quaggiù, non ne può più, ha sete e voglia di giustizia, di legalità, di rispetto, non vuole più essere alla merce' di una minoranza e ribadisco, di una minoranza, di una feccia che vuole ricacciare indietro i nostri sforzi, la nostra cultura, il nostro voler affrancarci da loro e dal loro mondo!
Ma nessuno ci da' una mano.
Ne' le istituzioni che sono in balia di affaristi ignoranti, ne' l'Italia di lassù che è alle prese con il suo problema di sempre, fare soldi e siccome ultimamente ci riesce meno è in sofferenza.
Ma non possiamo sempre sperare negli altri, non è giusto farlo!!!
E' necessaria una NOSTRA presa di coscienza forte, netta, è necessario che "la meglio gioventù" alzi la voce, protesti, si ribelli, smetta di subire passivamente la voce della prepotenza dei forti, dei violenti, dei sopraffattori!
Diffonda questo seme, attraverso l'esempio, nelle istituzioni, nella scuola, nel mono del lavoro,
Insomma è necessario che la parte migliore dell’Italia di quaggiù PRETENDA di prendere il posto di quei pochi che l'hanno continuamente offesa, ferita, vilipesa e che l'hanno trasformata nella TERRA DEI FUOCHI!
Siamo in un epoca da basso Impero.... i barbari sono in ogni dove...
Riavremo il Medioevo....
Ci sarà un altro Umanesimo....
Ci sarà un altro Rinascimento !!!
Io non mi sento italiano.
Ma per fortuna o purtroppo LO SONO !!!

14 ottobre 2013

Competizione e concorrenza

Negli anni 70, quando ero ragazzo esisteva solo la Rai con due canali: il primo e il secondo.
Mi ricordo che durante le campagne elettorali capitava che facessero Tribuna Politica sul primo ed un documentario sul secondo, così che noi ragazzi non potevamo far altro che andare a dormire.
Verso la fine degli anni '70 nascevano le televisioni commerciali.
Tutti eravamo più contenti perché avevamo più scelta, c'erano più cose da vedere...tribuna politica o i telegiornali che avevano come notizie ricorrenti la crisi in medio oriente o la guerra IRAN-IRAQ non ci facevano più paura!!! 
Ormai avevamo i tre canali Fininvest con i loro programmi altamente educativi e formativi, ricchi di telenovelas, programmi di intrattenimento come Il pranzo è servito, Ok il prezzo è giusto, Il gioco delle coppie, la ruota della fortuna... 
Di fronte a questa rivoluzione culturale che catturò la benevolenza dell'utenza televisiva (quella elettorale sarebbe stata catturata un po' più avanti ...) la vecchia Rai invece di andare dritta per la sua strada di formazione, di informazione, di educazione e di innalzamento del livello culturale a suon di programmi di qualità e di avanguardia, tipici del servizio pubblico, cosa fa? SI ADEGUA!!!
Si adegua all'immondizia culturale delle Tv commerciali che hanno solo lo scopo di abbassare il livello medio di intelligenza degli Italiani e portarli a comprare, a scegliere ed a pensare come hanno pianificato!!!
Con questo abbassamento della qualità del servizio televisivo siamo andati avanti e dopo qualche anno, visto che la concorrenza aveva portato tutti questi buoni frutti abbiamo sperimentato la concorrenza tra gli esercizi commerciali, liberalizzandoli e facilitandone l'apertura, creando despecializzazione ed improvvisazione dal lato degli imprenditori ed abbassamento della qualità dei prodotti venduti, dal lato dei consumatori; poi è venuta la liberalizzazione e la concorrenza tra gestori di energia e di telefonia che ha avuto a fronte di un misero risparmio sulle bollette ( quando non rubano o imbrogliano in altro modo) un incremento del lavoro precario, sottopagato, frustrante e mortificante ovviamente voluto ed incentivato da una certa politica.
Ma il bello è arrivato quando il modello di concorrenza è stato applicato alla sanità ed alla scuola. 
L'intento è stato quello di trasformare il nostro sistema sanitario e farlo simile a quello americano, quando invece Obama lotta per applicare il nostro modello sanitario pubblico in America, e di annientare la scuola pubblica a vantaggio delle prestigiose scuole ed università private, che in cambio di tanti bei soldoni (oltre che di ingenti finanziamenti pubblici scippati alla scuola pubblica) promettono (spesso mantengono) posti prestigiosi e futuro garantito a scapito di quelli che in queste scuole non ci possono andare!!!
Il risultato e' che gli ospedali pubblici muoiono piano piano, per mancanza di risorse e quindi di infermieri, di medici bravi e quindi di ammalati e la scuola pubblica sarà appannaggio solo degli extracomunitari e di altri disgraziati che non potranno fare altrimenti, mentre la brava scuola privata che invece di tendere all'integrazione tende sempre più alla ricerca del proprio pari produrrà specialisti specializzati, incanalati da subito verso una specializzazione in modo da eliminare quanto più possibile spirito critico o interessamento a problemi che non siano precipuamente relativi alla propria famiglia o categoria!!!
Ovviamente questo regime di concorrenza assoluta ha generato un clima di competizione che non è' più quello sano che spronava a fare meglio nel limite delle proprie possibilità ma un ossessivo correre dietro agli altri, a quello che fanno gli altri, a quello che hanno gli altri ... fin da quando si è bambini....bambini vittime dell'egoismo dei propri genitori che ne vedono la risoluzione alle proprie frustrazioni, generando in loro ansie da prestazione continue che si porteranno appresso per tutta la vita...
Chi sta scrivendo non è un troglodita, amante del monopolio o dell'immobilismo, è uno cui non sta bene il mondo così come è stato ridotto, che è convinto che una sana competizione faccia bene, ma che è convinto che l'istruzione e la sanità, almeno, restino saldamente in mano pubbliche a garanzia e nell'interesse di tutti!!!

7 ottobre 2013

Come eravamo


Sono stato al cinema, ieri sera, a vedere un film dal titolo "Anni felici".
Il film era ambientato nel 1974 e la voce narrante era di un ragazzino, figlio dei protagonisti, che aveva la stessa età' che avevo io nel '74, nove anni.

Il film non è' stato un granché , è stato un po' come è accaduto per altri film usciti ultimamente, con lo stesso intento di raccontare gli anni in cui erano ambientati, ma che sono rimasti incompiuti nel loro intento, riuscendo appena a trasmettere una leggera e quasi inavvertita immagine di ciò che erano quegli anni.
È stato un po' come guardare quel programma idiota dal titolo " I migliori anni" condotto da un impresentabile presentatore che ha la velleità di poter rappresentare, evocare e spiegare gli anni andati con una superficialità e banalità disarmanti, per usare un eufemismo. 
Nonostante la sua incompiutezza, il film, per me che ero coetaneo di quel ragazzino è stato molto evocativo.
Per quelli che c'erano in quegli anni, è stato il pretesto per ricordarli quegli anni...
Si, mi ha messo in contatto con la mia infanzia, ho ricordato come mi vestivo, dove e come giocavo, le giornate intere trascorse con mio fratello, le passeggiate con la bici con lui e con mio padre nelle domeniche chiamate "d'austerità" cioè' quelle domeniche in cui a causa del caro petrolio era fatto divieto di circolare con qualsiasi mezzo a motore, delle partite goliardiche organizzate dai grandi al campo sportivo che attiravano il paese intero, i pantaloni senza tasche ed a zampa di elefante che portavo anch'io, le cravatte larghe e coloratissime che si vedevano in giro... 
Però, il film, nel raccontare la storia di uno scultore d'avanguardia, storia, ripeto, abbastanza banale, ha però posto l'accento su quello che è stato il "leit motiv" degli anni '70: la voglia di cambiare.
La voglia di cambiare il sistema, la morale, l'arte, la scuola, la famiglia, lo stato.
I giovani vivevano con la speranza che il mondo che era stato preparato ed organizzato per loro, dovesse lasciare il passo ad un nuovo modo di concepire la vita, che dovesse essere spazzato via dal pensiero nuovo, dal pensiero libero, da quella rivoluzione culturale che passava per la presa di coscienza di se stessi e del mondo circostante, passava per l'emancipazione femminile, per i referendum sul divorzio e sull'aborto, per un sentimento diffuso di solidarietà , di pari opportunità , di uguaglianza e giustizia sociale, di lotta al privilegio...per dirla con Gaber: "qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri"...
Mi sono rivisto in quel film, bambino incosciente ed inconsapevole di ciò che gli stava capitando intorno, che ammirava quelli che quel cambiamento lo stavano realizzando, fosse solo per libertà conquistata di uscire la sera e di vestirsi come gli pareva...
Noi ragazzini, dal canto nostro, godevano indirettamente di quella libertà che si respirava ovunque, portavamo i capelli lunghi e le basette, scoprivamo la Girella Motta, la Gomma del Ponte, i bastoncini Findus....per dirla col ragazzino del film...
erano anni felici, ma non lo sapevamo!

15 settembre 2013

L'improvvisazione

È bello esercitarsi a trovare le diverse accezioni che hanno le parole della nostra bella lingua italiana.
Quella che da' il titolo a questo post sembrerebbe la qualità che possedeva il grande Totò , o Gigi Proietti o Ettore Petrolini, per parlare di teatro o che possedevano Hendrix o i Led Zeppelin per parlare di musica...insomma la dote, la virtù, l'abilità, senza averlo studiato e preparato prima, di andare a braccio, per conto proprio, senza seguire il copione, ma sempre senza andare fuori tema o fuori dalla melodia ...
Non è di questo di cui voglio parlare .., no, voglio parlare dell'altra accezione della parola "improvvisazione " quella che è sinonimo di approssimazione , incompetenza , pressappochismo.
Non voglio sembrare un censore o un bacchettone, non penso di esserlo, ma l'osservazione di ciò che ci circonda, del mondo che abbiamo creato e che ora ci punisce, si presta a delle riflessioni che pure bisogna fare, per non rimanere completamente vittime dell'appiattimento cerebrale che sembra torreggiare sulle nostre teste...
Lo spunto me lo ha dato, l'aver assistito, davanti ad un bar, questa mattina, alla richiesta di quattro avventori seduti all'esterno, di quattro aperitivi.
Ebbene, il "presunto" barista, si presentava con quattro bicchieri di plastica portati fra le dita delle mani, quindi senza alcun vassoio, senza uno stuzzichino ed al modico prezzo di due euro cadauno.
Tutto ciò oltre a denotare una complessiva mancanza di rispetto nell'avventore o nel cliente in genere, che non è più visto come persona da accontentare da salvaguardare per un eventuale ritorno, ma solo come un portatore di soldi, denota quella approssimazione, incompetenza e pressappochismo di cui dicevo prima oltre ad una educazione molto discutibile!!!
Ma ormai questa società involuta, abbrutita, de specializzata ci ha abituato a trovare quello che lavorava in conceria fino a ieri dietro al bancone di un bar, un ex idraulico a fare le pizze o un carrozziere a togliere i calli!!!
La cosa grave è che queste aberrazioni, queste nuovo modo di mettere "l'uomo giusto al posto giusto" è lo stesso in ogni ambito ed ad ogni livello nella nostra evoluta società ..
Capita sempre più spesso di trovare gente convinta che Fernando sia un gerundio che scrive libri , o peggio, che li commenta o critica, deputati e senatori che sono convinti che la separazione dei poteri, che confusi con i poderi , sia la distruzione del latifondo, che gente che è convinta che il congiuntivo sua una malattia degli occhi diventi presentatore TV....
Si potrebbe continuare ad libitum ...
Mi chiedo sempre più spesso, quale potrà essere la soluzione ( mai come in questo caso intesa sempre più come interruzione) a tutto ciò, quando potremo tornare a vedere la gente giusta al posto giusto per davvero, quando ad aprire un bar sarà uno che prima di farlo abbia imparato a fare il barista presso altri bar (quello che una volta di diceva " andare 'o mast') e che sappia fare una granita, un frappe' o un caffè freddo senza averli già confezionati...quando potremo rivedere un onorevole che prima di esserlo sia stato segretario di partito, o consigliere comunale o provinciale o una show girl che prima abbia studiato canto, ballo e recitazione invece di essere solo "bona" ?
In questo mondo senza più specializzazione, con una scuola ornai capace solo di formare i tecnici e non più i cittadini di domani, con le famiglie incapaci di trasmettere il valore di un sacrificio ma tese solo a garantire opulenza e protezione, con una scala di valori che ha al primo posto l'apparenza, l'avere e non l'essere, non vedo vie di uscita, almeno nel futuro prossimo.

Mi perdonerete quello che più che pessimismo oserei definire lucido realismo.

13 settembre 2013

L'inadeguatezza


Sono stato sempre abituato a pensare che ogni problema avesse bisogno di una soluzione adeguata, che ogni domanda avesse bisogno di una risposta adeguata, che per ogni occasione ci fosse bisogno di un abito adeguato....insomma ho sempre pensato che l'adeguatezza fosse riferita alla necessità di un comportamento , alla capacità di individuare un'equa e sobria risposta alla domanda di turno....

Poi, ho scoperto che adeguarsi (come suggeriva Totò a Peppino nel famoso film "La banda degli onesti") vuol dire trovare il modo di fare come fanno tutti o quasi, di mettersi alla pari con quelli che sono i vincenti di questa società, i furbi, quelli che sono disposti a passare sopra a tutto e sotto a tutto, giustificandosi con il fatto che così fan tutti, che se non fai così sei fuori ....
Allora ho scoperto che l' adeguatezza, ha assunto una
accezione totalmente diversa e secondo me, deteriore rispetto a quello che aveva un tempo.
Invero, significa omologarsi al pensiero e quindi al comportamento della maggioranza, di quelli che pensano che quello è il viatico per il successo, per il potere, per il consenso !!!!!
E chi pensa diversamente ?
E chi pensa che non è giusto adeguarsi, quando non è giusto farlo, che bisogna ribellarsi al pensiero omologato, che non possiamo ridurre il tutto ad un vergognoso " così è, che ci vuoi fare ?"
Come si collocano queste persone ?
Quelle a cui si dice:"se sei onesto la politica non la puoi fare" oppure:"se dici la verità non va bene, bisogna essere diplomatici, vendere fumo, perché e' quello che fai sembrare di essere che conta, non quello che sei..."
Dove si collocano queste persone?
Si collocano in una minoranza che non teme di essere minoranza, ma che orgogliosamente e spavaldamente ostenta il suo essere "diverso" se diverso significa essere munito di un pensiero autonomo o almeno di pensiero, fregandosene del (non)pensiero comune e che è ben felice di sapere che il proprio essere, il proprio modo, il proprio esternare non si addice all'epoca attuale...
Quindi è un po' come sentirsi con le scarpe da ginnastica ad un matrimonio o col piumino al mare, esposti allo sguardo sgomento ed al contempo invidioso per il "tanto ardire" di una massa omologata che ti giudica inadeguato !